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martedì 20 dicembre 2016

Un Hasthag eterno



Un'altra novità. Dopo le chat, i post, i like, i tag, le apps, da qualche tempo, sui social network, è in voga un nuovo fenomeno: l'hashtag, cioè un'etichetta utilizzata nei servizi web che consiste nell'inserire delle parole, tutte attaccate tra di loro senza interruzioni, anticipate da quel simbolo (#), chiamato appunto hash, che nel nostro gergo definiamo "cancelletto".
Proprio quest'ultimo è il dettaglio che dà la vita all'hashtag; grazie al cancelletto, infatti, quella scritta diventa colorata e va ad inserirsi sulla bacheca di chi l'ha composta, diventando visibile a quanti circolano sui vari social. Prettamente utilizzato su Facebook, Twitter ed Instagram, l'hashtag, in maniera graduale, è diventato di fondamentale importanza nei più svariati settori, prendendo spazio nel mondo mediatico: lo si utilizza per permettere ai telespettatori di intervenire in trasmissioni televisive, per seguire l'andamento di un grande evento (il Festival di Sanremo, gli Europei di calcio, le Olimpiadi) o per ricevere continui aggiornamenti sulla vita del proprio cantante, calciatore o attore preferito; in periodo di elezioni, degli slogan politici sono stati creati grazie ad un hashtag, mentre la squadra che ha vinto l'ultimo campionato italiano di calcio, ha trovato il suo motto vincente nel famoso "fino alla fine" inserito dietro l'apposito cancelletto.
Quasi tutti i profili sociali sono pieni di hashtag; difficilmente troviamo un post che non ne contenga almeno uno. Chi si schiera a favore di una persona in una determinata questione lo fa scrivendo: "io sto con...", chi vuole creare una sequenza seriale, anche se simpatica, basta che scrive: "parte 1... parte 2... etc" e il gioco è fatto; i marchi più noti non possono non disporre di un hashtag, che ormai vediamo ovunque. A testimonianza di ciò, a volte lo abbiamo trovato anche in questo magazine. ?Una delle caratteristiche più utili dell'hashtag è che in caso di parole uguali si crea una concatenazione: in pratica, quanti circolano nel web, riescono a vedere quante persone hanno scritto le stesse cose semplicemente cliccando sul termine desiderato. Ad esempio, se io creo un hashtag e ci clicco sopra, compariranno tutti coloro che hanno fatto lo stesso sulla bacheca virtuale dove sto navigando: davanti a me si apre un mondo! Mi ritrovo davanti milioni di persone che condividono le mie stesse parole.
Tanti miei simili virtuali. A me l'hashtag che più fa pensare è quello che di solito si scrive quando viene a mancare qualche personaggio famoso, quel RIP che altro non è che l'acronimo delle parole "riposa in pace"; a volte mi viene da sorridere pensando al fatto che tante persone diventano followers (ossia seguaci) di qualcuno solo quando muore; gli dedicano dei pensieri di cordoglio ma magari fino al giorno prima non sapevano neanche della sua esistenza... Leggere queste tre lettere, però, mi rende anche speranzoso perché vuol dire che, anche i frequentatori del web, benché legati al concreto, al terreno e al quotidiano, hanno una minima concezione dell'ultraterreno, altrimenti sarebbe da stupidi augurare a qualcuno di riposare in pace se non ci fosse un'altra esistenza dopo questa che stiamo trascorrendo sulla terra. È vero, forse mi sto applicando eccessivamente su quelle che in fondo sono tre parole di circostanza, ma io credo che tutti o quasi, anche se a volte il quotidiano ce lo nasconde, sappiamo che quando si chiudono gli occhi a questa vita c'è una nuova dimensione che ci attende... e allora? Cosa succede? Succede che entrano in gioco altre tre lettere ben più importanti, quelle che formano il nome di Dio!
Sapete, Dio è molto più moderno di quanto noi possiamo immaginare, se consideriamo che è stato Lui a donare l'intelligenza a quegli uomini virtuosi che hanno creato il virtuale, inventando il computer, Internet e i relativi social network. Inoltre, sebbene le sue foto (create, però, dall'immaginario umano) lo ritraggono spesso con barba e capelli bianchi, anche Lui possiede un profilo social che si apre su una piattaforma immensa: la Terra, compresa di tutti i suoi abitanti; una piattaforma, di cui, Dio non può proprio fare a meno, come troviamo scritto nero su bianco nel Testamento che ci ha lasciato, la Sua parola, la Bibbia: "Poiché, Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo unigenito figliuolo, affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna". Il profilo di Dio è più pubblico che mai. Tutti, indistintamente, possono diventare suoi followers. Ma c'è bisogno dell'hashtag, quello giusto, l'unico che ci possa mettere in contatto con Lui: #Gesù, il Figlio di Dio. Egli stesso, infatti, quando ha abitato in mezzo a noi ha detto: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me".
Detto in termini moderni, non possiamo comparire sulla bacheca di Dio se non scriviamo nel nostro cuore, a caratteri cubitali, quel meraviglioso hashtag che risponde al nome di Gesù. Sul web si scrivono tante frasi, magari per strappare una risata, ripetere delle battute di un film o fare un piacere ad un amico, e tante volte non si dà importanza alla Parola che vale più di tutte. La bacheca di Dio è lì che attende. Lui l'hashtag l'ha creato e messo a disposizione di tutti. Gesù Cristo, donando la Sua vita, ha ripristinato la connessione tra l'uomo e Dio. Ora tocca a te. Un hashtag ti può salvare la vita.
Quella eterna. E scusate se è poco...

Emilio Sabatelli


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