ChristianLifeStyle a 360°

FACEBOOK     YOUTUBE     PHOTOBUCKET     WORSHIP     CONTACT


martedì 20 dicembre 2016

Notte Stellata



Ho sempre amato le sere d'estate in cui, dopo aver sofferto il caldo della giornata, mi sdraiavo fuori nel giardino della nostra casa al mare e complice il buio intorno a me, alzavo lo sguardo per contemplare la grande volta celeste, ricamata e impreziosita da tante, tantissime stelle. Ho avuto il piacere di vedere stelle cadenti e alle volte, il firmamento è stato testimone silenzioso dei miei pensieri e desideri. Restavo esterrefatta dalla bellezza che si parava intorno a me. Il creato mi parlava del Creatore e sentivo comunione con Lui in quei momenti. Lodavo Dio per la Sua maestosa semplicità e di come pur sentendomi meno di niente davanti a quello spettacolo della natura, avvertivo tuttavia, dentro di me, di essere profondamente amata dallo stesso Dio che aveva creato ogni cosa.
Quando poi al liceo nei miei studi di Storia dell'arte mi imbattei nel quadro di Vincent Van Gogh "Notte Stellata a Saint-Rémy en Provence", compresi pienamente, le parole che lo stesso Van Gogh espresse riguardo a quel dipinto e a molti altri, avente sempre lo stesso soggetto: "La voglia di dipingere le stelle? Perché sta bene con chi ha speranza, [voglio] esprimere la speranza con le stelle".
Forse non tutti sanno che questa sua opera, tra le più famose del grande pittore olandese, fu dipinta mentre era internato in un ricovero per malati mentali. La storia di questo artista mi ha sempre affascinata e allo stesso tempo rattristata. La sua vita è l'emblema di cosa significhi accostarsi a Dio attraverso la "religione" ciò che la Bibbia chiama "legge", la quale con i suoi dictat aveva segnato fin da piccolo la sua percezione e distorto la sua visione di Dio, perché filtrata attraverso una rete di dogmi e divieti che, progressivamente, lo avevano portato al rifiuto totale di tutto quello che poteva essere Dio, pur ricercandolo costantemente in tutto ciò che faceva, in primis la pittura. Lo potremmo definire l'ennesima vittima del Dio concepito dall'uomo, quello della Legge, che nasconde agli occhi dell'umanità intera le meraviglie della Grazia per mostrare, invece, solo il lato "feroce", ma non veritiero.
Se dovessimo misurare il successo del lavoro di una persona dal riscontro che ha nell'immediata realtà, resteremmo delusi nel constatare quanti uomini che a posteriori sono stati considerati dei grandi nella storia dell'umanità, siano stati invece marchiati nel loro tempo come incapaci, visionari, pazzi. Van Gogh non è escluso da questo vile pregiudizio. E pensare che durante la sua vita, su 900 opere dipinte, solo UNA fu venduta e nemmeno quella tra le più famose, mentre oggi uno dei suoi dipinti, detiene ancora il record di Top Price nella storia delle vendite d'asta!
Come misuri il tuo successo? Da quello che dicono gli altri di te? E il tuo valore? Da quello che ti attribuiscono gli altri? È difficile tenere il passo, difficile cercare di raggiungere gli standard che la società e la "religione" ci impone. Spesso siamo sviliti e scoraggiati dalla nostra incapacità di reggere il ritmo e di riuscire a dimostrare "quanto valiamo". "Io non so niente, non voglio essere niente ma so che la vista delle stelle mi fa sognare", "ho un terribile bisogno di, ora lo dico, religione. Allora esco di notte per dipingere le stelle", scriveva in alcune lettere Vincent a suo fratello.
Quando ci ritroviamo di fronte al muro del giudizio altrui e di fronte alla mancanza di autostima e fiducia in se stessi, e al desiderio di essere davvero compresi senza fraintendimenti, scatta in ognuno di noi il desiderio di una "notte stellata". La nostra anima, in maniera più o meno consapevole, si rinchiude in se stessa ma allo stesso tempo cerca di protendersi verso "qualcosa" o meglio dire, "Qualcuno" più grande di noi che nel profondo, sappiamo conoscerci davvero. Van Gogh pensava che "religione" fosse sinonimo di "Dio". Lo cercava nella notte della sua vita ma questa visione distorta gli impediva di avvertire, invece, l'amore che Dio nutriva per lui.
Forse anche tu pensi che Dio sia solo religione. Una serie di precetti su precetti che invece di infonderti coraggio e speranza, avviliscono e mortificano la tua anima. Forse ti senti proprio come si esprimeva il pittore olandese "gli uomini si trovano spesso nell'impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile". Non si sa sempre che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo e poi uno si chiede: "Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità? Sai tu ciò che fa sparire questa prigione?"
Caro lettore, ti senti anche tu così? Senti anche tu la tua anima incatenata? Forse anche tu, come lui, ti chiedi: "sarà per sempre così?" "Cosa può far sparire questa prigione?" Se la vista delle stelle, come per Van Gogh, ti fa sognare e ti infonde speranza, lasciami dire che la Bibbia ti parla de "LA" Stella, "la lucente Stella del mattino", Colui che con il Suo atto d'amore ha provveduto Speranza al mondo intero. Il solo nome, l'unico nome sotto al cielo per il quale possiamo essere salvati, che ha potenza di liberare la tua anima imprigionata: Gesù! La tua notte, anche quella più buia e nera, può diventare "meravigliosamente stellata" insieme a Lui. La prerogativa di Gesù non è la ferocia nel giudizio ma la prontezza nell'amare. Lasciati amare da Lui. Dio non ti chiede di dimostrare qualcosa per poterti amare perché Lui già ti ama, da sempre, dall'eternità perché ha donato una via d'uscita alla prigionia di cui è vittima la tua anima, nella persona di Suo figlio Gesù.
Lascia che la vista della lucente stella del mattino ti faccia "sognare", che dia un senso vero e profondo alla tua vita. Perché "Il Cristo soltanto [...] ha affermato come principale certezza la vita eterna del tempo [...]. Egli ha vissuto serenamente, come il più grande artista di tutti gli artisti, sdegnando sia il marmo che l'argilla e il colore, e lavorando sulla carne viva. Vale a dire che questo artista inaudito e quasi inconcepibile, non faceva né statue, né quadri, né libri, lo afferma ad alta voce: egli faceva degli uomini vivi, degli immortali".

Cristina Larino


Nessun commento:

Posta un commento

Locations of visitors to this page
Pagine visitate:  



Torna in cima alla pagina