ChristianLifeStyle a 360°

FACEBOOK     YOUTUBE     PHOTOBUCKET     WORSHIP     CONTACT


mercoledì 14 dicembre 2016

Il tuo nome ha un colore



Quante sono le domande che accompagnano o che hanno accompagnato le tue giornate, i mesi o addirittura gli anni?
C'è chi può contarle sulla dita di una mano, a chi invece dieci dita non basterebbero.
Diverse prospettive. Diverse età. Diverse esperienze. Forti gioie. Minimi dolori. Minime gioie. Forti dolori. Diversi ma tutti con una costante: il bisogno di una risposta.
Ne vale della vostra vita, della vostra persona. Ti invito allora a leggere queste righe  che raccontano di una storia, che dentro ha la tua storia.
Nero era il colore della pelle di un bambino e Nero era anche il suo nome.
Ma nel suo colore, Nero non si rispecchiava. Avrebbe tanto voluto essere
"... azzurro come il cielo.
Anche bianco come la neve, non sarebbe male!
Anzi  tutto colorato
come un pappagallo,
sarebbe perfetto
".


Avrebbe voluto essere tutto tranne che Nero. Non riusciva ad apprezzarsi, non riusciva a vedere attorno a lui e dentro di lui, qualcosa per cui valesse la pena guardare il mondo con occhi pieni di vita e bellezza. Nero doveva assolutamente avere una risposta. Chi meglio del nonno?
Una persona che ha la vita tra le mani  e lo dimostrano i suoi segni.
Con tutti i suoi anni, il nonno aveva la saggezza necessaria per sapere che alle domande di Nero nemmeno lui avrebbe potuto rispondere, perché umano, e perché tale, limitato. L'unico che avrebbe potuto rispondergli era "L'Albero della vita" che è immortale, che è ciò che va' oltre la vita e per questo conosce ogni risposta.
Aveva qualcosa che andava oltre Nero, oltre l'uomo.
Da quelle parole Nero si decise a non mollare. Il nonno gli aveva dato la spinta giusta per far sì che ad una domanda, se ne chiamasse un'altra e un'altra ancora...
Dopo tutto è questo il compito dell'uomo.
Da quel momento Nero diede inizio al suo viaggio. Presto la solitudine lasciò spazio ad uno struzzo, già, uno struzzo che odiava essere così grande ed avere due ali enormi tanto da non poter volare. E poi ancora una giraffa, tanto alta da avere difficoltà a fare anche la cosa più normale di questo mondo, bere dell'acqua, ad esempio. E ancora un pesce cieco, infine, che viveva in una grotta e che per sopravvivere aveva sviluppato altri sensi. Anche lui come gli altri era tormentato da una semplice domanda, ciascuno con la propria.
- "Perché sono nero?"
- "Perché le miei grandi ali non sono capaci di farmi volare?";
- "Perché il mio collo è tanto lungo?"
- "Perché sono cieco?"

Il pesce in particolare, anche se aveva una domanda da fare, non poteva partire insieme a loro. Così chiese di poter portare la sua domanda davanti all'Albero della vita al posto suo.
Sempre più carichi e al tempo stesso leggeri continuarono il viaggio.
Certo che se  ne fanno di incontri lungo il cammino, ma quanto manca?
Quanto sono lunghi i viaggi per trovare delle risposte? Quel che è certo è che costa molta fatica camminare per boschi fitti e deserti, per valli e colline. Tutto tende verso l'albero della vita fino a quando l'attesa non è certezza di parole e di vista.
Parole pronunciate, lungo il cammino, da un'anziana  che conosceva bene l'albero della vita.
Sapeva esattamente dove si trovasse e come se indicasse casa, consegnò al gruppo di amici le coordinate precise.
"Laggiù, dove sorge il sole, c'è un grande mare blu.
Attraversate questo mare e raggiungerete il giardino della vita,
l'Albero della vita si trova là, proprio in mezzo al giardino".
Finalmente! Alzarono lo sguardo, seguendo le dita della mano che li portò lentamente a guardare dritto, davanti a loro.
Potevano finalmente vederla. La luce risaltava i contorni dell'isola  così ricca di colori e di vita. E lì c'era il senso di tutto. Solo una cosa li divideva, il mare.
Mare grande, mare infinito, mare profondo tanto da non sapere quanto.
Non bastava essersi messi in gioco fino ad ora, ancora un blu adesso, li divideva da quello che hanno bisogno di sapere.
Bisognava insistere. Resistere. Credere perché la meta è l'unica cosa che vedi.
Perché il resto lo rifiuti. E la storia ce lo dimostra, tanto che il mare senza limiti diventò ben presto il lungo tappeto prima del sì, prima della vittoria. Diventò aiuto, consapevolezza e le idee presero forma e lineamenti.
Perché l'isola diventava sempre più grande e sempre più vicina. Tutto grazie ad una balena che avrebbe preferito vivere sulla terra ferma e che  come Nero e i suoi amici portava anche lei, dentro di sé, una domanda: "Perché devo vivere nel mare?"
Che buffo! Poco prima il mare, solo a vederlo, così da lontano, incuteva paura, ora invece ci si volava sopra. Quando ti poni le giuste domande ciò che ti circonda muta in tuo favore. Sempre.
Senza ormai guardare più indietro, Nero e i suoi amici avevano lo sguardo fisso verso l'orizzonte. Occhi lucidi all'arrivo, consapevoli di ciò che avevano affrontato. Era per questo che sentivano più forte che mai l'urgenza di una risposta.
L'Albero della vita li attendeva, li conosceva bene, li conosceva da sempre. Fu gioioso e li accolse con un benvenuto. Occhi di stupore davano voce alle domande.
Prima di tutti lo struzzo:
- "Perché non riesco a volare?"
  "Perché invece con le tue lunghe zampe, puoi correre veloce e scappare, così nessuna belva feroce potrà mai prenderti, anche se non sai volare".
L'Albero della vita sorrise e con tenerezza e amore non esitò a rispondere. Lui sapeva la verità, lui li aveva voluti esattamente cosi.
A seguire la giraffa:
- "Perché il mio collo è tanto lungo?"
  "Perché cosi puoi mangiare le foglie degli alberi più alti, senza doverle dividere con antilopi e zebre".
L'Albero della vita riusciva ad entrare dentro e come il più grande giocatore di battaglia navale riusciva a colpire e affondare ogni paura dello struzzo, su tutte quella di essere preda. Come il sentirsi buffo e inadatto della giraffa, del resto.
Ci sapeva proprio fare l'Albero della vita. L'atmosfera stava cambiando, si sentiva nell'aria la consapevolezza che nei cuori tracciava una strada, che andava sempre più giù, sempre più in fondo e con dolcezza echeggiava una sola frase: Tu sei speciale. Ti ho voluto proprio cosi. Batte forte il cuore per la bellezza che l'Albero della vita riesce a farti vedere.
Ecco allora il turno della balena:
- "Perché devo vivere nel mare?"
  "Perché il mare è ricco di cibo e tu che sei tanto grande devi mangiare molto, solo nel mare puoi trovarne abbastanza".
Mancava solo Nero all'appello e quando tutti ebbero finito, Nero prese un bel respiro e..
- "Perché il pesce nella grotta è cieco?"
  "Perché nel buio della grotta non potrebbe vedere nulla, dunque gli occhi non servono".
Strano che Nero non ponesse prima la sua domanda e poi a seguire quella del pesce cieco.
Il viaggio aveva cambiato Nero. Non si era dimenticato del pesce cieco e chissà quante volte nel cammino ci aveva pensato, quante volte aveva pensato alla sua diversità. Aveva usato compassione. Aveva compreso che a volte solo noi possiamo arrivare in certi posti e solo noi possiamo farci carico delle domande degli altri. Nero portava ora dentro di sé la risposta che non avrebbe mancato a far arrivare al pesce della grotta.
Finalmente poteva dare voce anche al suo interrogativo.
- "E perché la mia pelle e tanto scura?"
  "Perché non si brucia ai raggi del sole e tu vivi dove il sole splende più caldo".
Silenzio, serviva qualcosa di più e l'albero della vita lo sapeva bene. Chiese così  a tutti di chiudere gli occhi e di immaginarsi proprio come avevano sempre sognato. Tutto ad un tratto era tutto poco credibile e non affatto bello.
E così l'Albero della vita continuò a infondere dentro di loro la consapevolezza di essere il risultato di vite germogliate e appassite e che nulla al mondo fosse più bello.
Perché avevano avuto origine da una storia d'amore e quella storia, quell'amore li aveva voluti  proprio cosi e li aveva amati per quello che erano.
Nero e i suoi amici guardarono l'Albero della vita con occhi grandi e il sorriso di chi crede che al mondo qualcosa di bello esiste e che bisogna con lo stesso coraggio di ieri portarlo avanti rispettando gli altri e incoraggiandoli per quello che realmente sono, per quello profondamente valgono.
Hanno imparato ad amarsi e per questo  ad amare.
Una storia dentro la storia è forse la tua?
Leggendo sei riuscito a sentirti come Nero, senza uno scopo, o come qualcuno dei suoi amici. Forse, molto più semplicemente anche tu conservi dentro di te una domanda.
Un viaggio che sia dentro o fuori di te è la risposta. Ciò che conta è non aver paura.
Perché ricordati: tu sei amato!

Debora Pirozzi


Nessun commento:

Posta un commento

Locations of visitors to this page
Pagine visitate:  



Torna in cima alla pagina