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mercoledì 14 dicembre 2016

Cristo ha ribarlato le logiche!



"Fino alla croce di Cristo la fede dei discepoli era debole ed incoerente. Si sarebbe potuto pensare che la croce avrebbe annientato una simile fede; invece, la accese come un fuoco inestinguibile. È veramente una cosa sorprendente che si cominci a credere nel proprio capo dopo che questi è morto e sepolto. È sorprendente che si cominci a credere che egli sia il liberatore, unto da Dio, dopo esser stato così manifestamente incapace di attuare una qualsiasi soluzione politica del problema romano e dopo essere stato giustiziato dai romani stessi come chi ha preteso di impadronirsi del potere senza riuscirvi. La cosa più notevole di tutte è che nel vecchio testamento è detto che chiunque viene appeso ad una croce deve essere considerato come maledetto da Dio.
Notevole, ma vero, il movimento cristiano cominciò a prendere vita soltanto quando Gesù fu crocifisso. Il simbolo della morte e della vergogna si mutò nella più gloriosa insegna di discepolato. Che cosa era accaduto? Penso questo: quando lo videro morire, la compassione cominciò a farsi strada in loro; il sacrificio completo di se stesso, la dolcezza, l'altruismo, l'amore, la vittoria che la sua morte simbolizzava, li stupì e dette loro la visione della verità. Ascoltiamo Pietro, che era presente. Diversi anni dopo egli scrive sulla sottomissione Cristiana dinanzi alla provocazione: "Perché a questo siete stati chiamati: poiché anche Cristo ha patito per voi, lasciandovi un esempio, onde seguiate le sue orme, egli che non commise peccato e nella cui bocca non fu trovata alcuna frode; che oltraggiato, non rendeva oltraggi; che soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente". Sì, sembra dire Pietro, questo è il modello per il cristiano uomo libero. Questo è il modo in cui Gesù, il modello dell'uomo libero, si comportò nel momento della crisi suprema della sua vita; sebbene apparentemente sconfitto, risultò invece vincitore, in quella situazione e proprio per il modo in cui la affrontò."

tratto dal libro "Jesus spells Freedom"
di Michael Green.


Quella che tutti avrebbero definito la più grande sconfitta della storia è invece la più grande vittoria. La morte da tutti considerata la fine di tutto, ne è invece l'inizio. Questo perché Cristo ha ribaltato le logiche. Ha stravolto le regole del mondo attraendo le persone a sé non per la sua potenza, ma per la sua mansuetudine; non per il suo orgoglio e protagonismo, ma per la sua umiltà; non per la sua tirannia, ma per il suo altruismo; non per aver promosso unione nell'odio, ma per aver mirato all'unione degli uomini nel perdono; non per aver obbligato l'intera umanità a sottomettersi a lui, ma per aver amato a tal punto le persone che esse, sconvolte dall'immensità di questo sentimento, non possono far altro che amarlo a loro volta. Per il modo in cui Cristo affrontò la croce sembra quasi che Egli non fosse in potere di far nulla per aiutare se stesso, sembra che non avesse più la libertà di governare gli eventi e stabilire il futuro, ecco perché, dinanzi al suo calvario, dicevano: "Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Se Lui è il re d'Israele, scenda ora giù dalla croce e noi crederemo in Lui".

Pensavano secondo la logica degli uomini, per questo non riuscivano a capire che quel sacrificio era sì il simbolo di una sottomissione, ma non alla volontà del popolo che lo aveva condannato o alla legge romana; era la prova della sottomissione di Cristo all'amore, all'amore profondo verso gli uomini che non gli ha permesso di sottrarsi alla morte, ma che invece ha dato a noi la possibilità di scamparvi. Questo è il paradosso, quello che Kierkegaard, un noto filosofo danese, chiamava Scandalo e lo definisce tale perché quella che doveva essere la fine del tentativo di Gesù di avvicinare l'umanità al cielo, fu al contrario l'inizio della profonda comunione tra Dio e gli uomini. Fu proprio nell'istante della sua morte che il muro tra terra e cielo crollò.

Cristo ha ribaltato la logica del mondo facendo tutto ciò e ha chiamato i suoi discepoli, e quindi anche noi, a fare lo stesso.

Si, perché Egli ha dimostrato che la vera potenza sta in questo: nell'amare incondizionatamente tutti, nell'amarli fino in fondo anche se questo comporta la rinuncia a se stessi, il sacrificio della propria vita.


Floriana D'Alessandro


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