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lunedì 13 giugno 2016

Una consapevolezza emotiva che "Trasforma"



L’idolo che la maggior parte delle persone venera ogni giorno è l’immagine di ciò che pensano di essere. È un “idolo” che ci impedisce di vivere in armonia con noi stessi e con gli altri perché non ci fa esplorare le zone più profonde e meno conosciute della nostra anima. Gli oggetti pesanti non sono la sola cosa che cade a terra per effetto della Legge di Gravità, anche gli individui che si caricano di falsi ideali e si nutrono di “emozioni tossiche”, cadono. Molti pensano di conquistare la felicità condizionando gli altri e controllando l’ambiente intorno a loro, ma quando la vita li obbliga a “buttare la spugna”, scoprono che non sono capaci di amare in modo autentico né loro stessi né gli altri. Critichiamo per sentirci migliori, pretendiamo l’ammirazione degli altri per sentirci approvati, aduliamo chi vive intorno a noi per sentirci amati... e non ci preoccupiamo di dare un significato autentico alle emozioni che proviamo. Molti problemi hanno origine da una causa che è dentro di noi.
Il dolore, la rabbia e l’incapacità di perdonare hanno il potere di infettare una “ferita”, che può andare in cancrena e compromettere la nostra vita relazionale e il nostro benessere esistenziale. La Parola di Dio giudica i pensieri del cuore (Ebrei 4:12) perchè il “cuore è un organo pensante” capace di condizionare le nostre decisioni e, se non impariamo a dare un significato profondo alle emozioni che proviamo, non solo corriamo il rischio di fare “scelte sbagliate”, ma ci rendiamo vulnerabili all’ansia, alla scontentezza, ai sentimenti depressivi..., fino ad “ammalarci”. Ci sono “infarti” che non perdonano. Infarti causati da un accumulo patologico di “colesterolo emotivo”, eppure tante persone continuano a compromettere il loro benessere spirituale e la salute della loro anima, mangiando quotidianamente “emozioni nocive”. Restiamo attaccati alla nostra rabbia, alle nostre ragioni, ai nostri risentimenti e non siamo capaci di perdonare chi ci ha fatto del male. Quella del perdono è un’arte tanto nobile quanto difficile da praticare, eppure Dio è disposto a insegnarcela. Dio è capace di mettere ordine nel nostro cuore. Egli ci ricorda che le emozioni negative trovano sempre terreno fertile in un cuore che “ragiona” e smette di fare quello per cui è stato creato: “Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri” (Romani 13:8).
La vita che viviamo è la scuola che dobbiamo frequentare per diventare “uomini compiuti” (I Corinzi 14:20). Dio è il nostro insegnante e le emozioni che proviamo sono le “lezioni” che dobbiamo apprendere per imparare a trasformare i “pensieri malvagi” del cuore, in sentimenti che ci legano agli altri nell’amore e nel rispetto reciproco. Se non le usiamo le nostre emozioni per difenderci dagli altri o per certificare la nostra inadeguatezza personale, esse possono insegnarci qualcosa di nuovo su noi stessi e su chi vive intorno a noi. La risposta al dolore rende sostanzialmente simili tra loro gli uomini, eppure ognuno soffre per motivi diversi, che spesso solo Dio sa comprendere e svelarci. “Il Signore scruta tutti i cuori e penetra tutti i disegni e tutti i pensieri” (I Cronache 28:9) ed è capace di “riparare” un’anima profondamente ferita, perchè sa che dietro un’emozione negativa si cela sempre un dolore, e che un dolore nasconde spesso una paura.
Il malessere psicologico che tanti provano è alimentato dalla paura di rimanere soli, di non appartenere a qualcuno, di non saperci “difendere dagli altri”, ma se impariamo a interrogarci intorno a quello che le nostre emozioni sono capaci di dirci e confidiamo al Signore i nostri sentimenti, ci scopriremo persone veramente libere, artefici del nostro benessere. Chi è reso da Dio capace di osservare, controllare e correggere le proprie emozioni, riesce ad avere un “concetto sobrio” di sè e un rapporto sano col suo prossimo, è quindi fondamentale conquistare quella “consapevolezza emotiva” che determina la nostra capacità di vivere in armonia con noi stessi e con gli altri, sapendo che, a chi “è fermo nei suoi sentimenti”, Dio conserva la pace (Isaia 26:3).

Nunzia Esposito


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