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giovedì 9 giugno 2016

La Povertà non è solo mancanza di cibo



SL e Bethel APS - Partners Ufficiali
Il 2 Febbraio 2016 Sunday Life ha sancito con APS Bethel Italia una partnership rendendosi portavoce dei risultati di questa associazione nata per aiutare i poveri in tutta Italia e ben presto anche in Europa. La redazione del Sunday Life è ben lieta con questo numero di annunciare questa stretta collaborazione che “allargherà i confini” del proprio raggio di azione e darà modo di raggiungere altre persone che hanno bisogno di una parola di incoraggiamento e di aiuto.

La Povertà non è solo mancanza di cibo

Nonostante i notevoli progressi tecnologici che si sono verificati negli ultimi anni, le condizioni di vita non sono migliorate per tutti, né al Nord né al Sud del mondo. È nata invece una nuova concezione di povertà, che si può applicare a certe fasce della popolazione. Per povertà infatti non si intende più solo una mancanza di ciò che è necessario al benessere materiale, ma anche la negazione di opportunità e scelte essenziali per lo sviluppo umano, quali condurre una vita lunga, sana, creativa, godere di uno standard di vita dignitoso, avere un anima felice, godere di decoro, autostima, rispetto degli altri e delle cose cui le persone attribuiscono valore nella vita.
Dividerei dunque questa tematica in due parti.


Il primo dei due casi è frequente soprattutto nei paesi del Terzo Mondo, dove la gente vive in uno stato di miseria che spesso compromette la sopravvivenza stessa. Le cause di questa condizione sono molteplici. Un primo ostacolo possono essere le condizioni climatiche estreme che rendono difficile la produzione di prodotti essenziali e impossibile lo sfruttamento del terreno in modo adeguato. A questo si aggiungono inoltre problemi legati alla politica e alla storia, come la dittatura e la presenza di guerre civili, che distruggono il poco che si riesce a creare. Inoltre la povertà è strettamente rafforzata dalla mancanza di infrastrutture, prime tra tutte le reti stradali essenziali per comunicare. Connesso a questo è l’assenza di istruzione, senza la quale la popolazione non si accorge neanche di essere sfruttata e di vivere in una condizione miserabile. A fare in modo che le condizioni rimangano in questo modo poi ci sono gli interessi di persone che sfruttano queste situazioni per arricchirsi. In questa prima e grave tematica l’associazione Bethel non ha potuto ancora operare, perché intenta ai bisogni così vicini di molti Italiani.

Il secondo “tipo” di povertà invece riguarda coloro che vivono nei paesi più industrializzati. È una povertà che si divide a sua volta in povertà relativa ed assoluta. La povertà relativa appartiene a famiglie mono reddito, che già alla terza settimana del mese non riescono più a far fronte a tutti i propri bisogni e, in tanti casi, vanno a procurarsi un piatto caldo dove capita. Poi c’è la povertà assoluta che è formata da bisognosi iscritti ai Servizi Sociali dei Comuni i quali sperano sempre di poter ricevere un sostegno da realtà Istituzionali, le quali a bilancio hanno sempre meno possibilità ed a loro volta si affidano alle Associazioni del terzo settore, appunto quello che rappresentiamo noi. Ci sono infine i poveri assoluti, sconosciuti anche ai Servizi Sociali, sconosciuti perché la DIGNITÀ è l’ultima cosa che gli è rimasta e non vogliono perderla. Trovarli è possibile ma c’è bisogno di molto tatto e sensibilità. E l’associazione Bethel per le caratteristiche intrinseche che ha nel proprio DNA, riesce anche in questo. In Italia, come rivela un’indagine dell’ISTAT, le persone con un reddito inferiore a 600 euro mensili sono più del 18%. Le cause sono molto varie e possono consistere in situazioni create dall’individuo attraverso negligenze o irresponsabilità, ma anche da problemi di salute, di discriminazione sociale, di perdita del posto di lavoro, o di ambienti poco favorevoli. A costoro si aggiunge una “sottoclasse” di emarginati: barboni, homeless, disoccupati cronici, “immigrati non integrati”, costretti nelle strade per scelta o per necessità. Questo fenomeno si sta proprio accentuando in questi giorni con l’aumentare del fenomeno dell’immigrazione, e qui l’associazione Bethel attraverso progetti di donazione degli indumenti e calzature cerca di fare la propria parte. Eliminare la povertà è un problema che perdura da molti anni, ma che non si è mai riusciti a risolvere perché ciò va inevitabilmente contro ad altri interessi, ma “il grado di civiltà della società si misura anche dalla capacità di distribuire la ricchezza e di attenuare gli effetti negativi delle disuguaglianze”.

L’intento dell’associazione Bethel, da sei anni, è quello di poter intervenire a favore della povertà con ogni sostegno possibile, mettendo a disposizione delle Istituzioni Comunali tutti i progetti che possono essere attuati per poter fronteggiare appunto questo disagio sociale, ma Bethel è molto attenta ad un ulteriore punto da non dover assolutamente sottovalutare: l’essere umano che vive nella povertà spesso vive anche nella povertà dell’anima, e ciò che caratterizza i volontari Bethel è proprio un intervento completo. I volontari Bethel, per esperienza sanno perfettamente che il loro intervento è fondamentale nell’immediato perché soddisfa un’esigenza del corpo ma sono anche in grado di poter proporre la soluzione più idonea al bisogno dell’anima e sono molti gli italiani che hanno provato entrambi gli interventi affermando nella piena libertà e soddisfazione che ora non sono più poveri e soli.

Il Presidente
Vanni Bondesan


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