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domenica 11 ottobre 2015

Liberi in Cristo



Cari lettori, per la rubrica "SL Be free" racconterò di una situazione nella quale ho sperimentato per l'ennesima volta l'amore incondizionato di Dio per i Suoi figli.
Era il 27 dicembre 2013, una mattina come tante altre. In giorni così può succedere di tutto, anche se in fin dei conti non ci si aspetta mai niente di eclatante. Da qualche giorno ero distratto, quasi assente. Una brutta notizia mi era franata addosso: un mio familiare, detenuto ormai già da 6 anni, era stato trasferito nel reparto di Alta Sicurezza del carcere di Prato. Per lo stesso reato per cui stava scontando una pena di 11 anni e mezzo, gliene avevano imputati altri 14.

Lo sconforto era totale, il dolore costante. La tragedia, però, era appena iniziata, purtroppo.
Quella mattina due carabinieri si presentarono a casa mia con un avviso di garanzia: anche a me e a mio fratello era stato imputato lo stesso reato. Condanna minima a 14 anni di carcere!
I giorni passarono, potete immaginare in che modo. Tutti uguali, tutti grigi. Quando, senza nessun preavviso, ricevetti una telefonata. Era un mio caro amico.
"…mi sono svegliato con questo pensiero" disse "in quale carcere dobbiamo andare in Toscana con l'associazione?". E aggiunse qualcos'altro sul fatto che proprio noi avessimo "un impegno" da quelle parti. Ricordo ancora la mia risposta. "Ma quale impegno! Io in carcere non potrò più entrarci per parlare di Gesù. Sono stato accusato ingiustamente e ora devo affrontare una causa penale!"
Ero confuso, l'amarezza era insopportabile e di certo le cose non andavano meglio quando pensavo alla condizione di quel mio familiare. Era lontano, divorato dai sensi di colpa, da solo in un carcere di alta sicurezza. Parlava di suicidio perché a causa sua e dei suoi errori, diceva, rischiavamo di pagare anche noi. Così chiesi a quel mio amico se conosceva qualcuno in Toscana che potesse andare a visitarlo e parlargli di Gesù. Mi rispose che si sarebbe immediatamente attivato.
I giorni passavano. Gli avvocati, intanto, non facevano che mostrarci il lato peggiore della situazione. Già da quattro anni, infatti, il PM, a nostra insaputa, richiedeva il nostro arresto; grazie a Dio senza ottenerlo. Mille pensieri assalivano la mia mente. Ero preoccupato per il mio futuro e mi chiedevo cosa sarebbe stato di me. Nel dolore più profondo, insieme, io e mio fratello scegliemmo di pregare e di chiedere aiuto all'unico vero Giusto di tutta quella faccenda. Ci rivolgemmo a Dio e Lui non tardò a risponderci.
Fu durante una riunione in chiesa.
Parlando, il pastore disse "Ti è chiaro che il Signore ti protegge anche quando tu non lo sai e questo solo perché hai deciso di seguire Gesù?". E ancora, qualche tempo dopo, in un'altra riunione "Smettila di lamentarti per come è iniziato quest'anno! Dio è all'opera e a fine anno vedrai la Sua gloria!".
Parole del genere ci avevano causato una gioia incontenibile; comunque fosse, però, a causa dei continui rinvii dell'udienza, ogni volta che dovevamo presentarci in tribunale lo sconforto prendeva il sopravvento. Eppure nemmeno in quei momenti Dio ci lasciava soli.
Ci era vicino concretamente ed ogni volta che andavamo in tribunale un fratello in Cristo che lavora lì, ci incoraggiava con la sua presenza e con le sue preghiere.
Nel frattempo qualcuno in Toscana iniziò a visitare quel mio familiare in carcere, per sostenerlo ed animarlo. Visita dopo visita, capivo che qualcosa stava cambiando: iniziava a parlare solo di Gesù. Era incredibilmente fiducioso e non faceva che ripetere che non dovevamo preoccuparci perché Dio stesso avrebbe steso la Sua mano e ci avrebbe soccorso. Ed è stato proprio così! In uno dei tanti rinvii della causa, fu nominato un nuovo giudice e il 6 maggio di circa un anno fa, il Signore ha voluto che io e mio fratello svolgessimo l'udienza preliminare. L'aria era tesa in aula ma la grazia di Dio era dentro di noi. Durante l'udienza, aprii la Bibbia e lessi "casualmente" alcuni versi dal capitolo 41 di Isaia. Immediatamente un fuoco cominciò a bruciarmi dentro. La presenza di Dio riempì quell'aula a tal punto che decisi di esporre al giudice e agli avvocati quello che sentivo. Mi ascoltarono tutti e tutti furono toccati. Perfino la Cancelliera pianse.
Il risultato fu che io e mio fratello fummo gli unici prosciolti su una ventina di indagati.
E non è finita qui! Il Signore ha inondato con la Sua presenza l'area di Alta Sicurezza del carcere di Prato dove il mio familiare e quel fratello in Cristo toscano, hanno cominciato ad organizzare numerose riunioni di culto. Dio è stato e continua ad essere evidentemente all'opera, tanto che il Direttore del carcere, profondamente colpito da un così forte cambiamento, ha disposto che una sezione di quella struttura fosse adibita a Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale!
Ora posso dire a quel mio amico e fratello in Cristo: "Avevi ragione, avevamo davvero un impegno in Toscana!"
A Dio sia la gloria!



Silvio Romano



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