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domenica 11 ottobre 2015

Amare senza riserve



Amare il prossimo? Chi è il prossimo? Perché tanta attenzione per uno sconosciuto? Amare per cosa?… ma poi, se vogliamo rifletterci un po’ su, cos’è amare?
Amare è una parola così tanto usata che identificarla con una specifica definizione è impresa ardua; tanta filosofia e poesia da riempire il mondo di pagine e pagine…
Giovanni l’apostolo, negli ultimi anni della sua vita, ricordava spesso ai suoi discepoli: “Amatevi gli uni con gli altri ed adempirete per intero l’insegnamento di Gesù”. Quando leggo frasi come: “Questo è il Suo comandamento: che crediamo in Gesù e ci amiamo gli uni e gli altri” (I Giovanni 3:23), mi guardo dentro, poi intorno a me e percepisco, netto, un senso di vuoto. Mi fermo a pensare e senza esitare chiedo a Gesù: “Come riempio questo vuoto? Dimmi cosa devo sapere ancora, cosa imparare di nuovo”. La mente corre veloce e tanti versi biblici vengono su.


AMARE COME PRIVAZIONE
Paolo in Romani 9:2-3 dichiara con fermezza di avere tanta tristezza e sofferenza nel cuore per i suoi fratelli che non avevano l’amore di Cristo, da accettare di essere separato da Gesù stesso, pur di vederli uniti a Cristo. Egli non rifiutava di voler continuare ad avere Gesù come amico ma per amore avrebbe sopportato qualunque privazione, anche quella di sentirsi separato da Lui che era la sua unica ragione di vita. Per amore verso chi ti rigetta, chi ti lascia in un angolo da solo, si può sentire gioia nella privazione? SI.

AMORE COME CORAGGIO
Giuseppe D’Arimatea era un membro del Sinedrio1. L’apostolo Giovanni dice di lui che era discepolo di Gesù ma in segreto, per timore dei giudei. Lontano dalla verità viveva una vita cristiana di “nascosto”, combattuto tra quello che era e che aveva. Ma tra le tenebre della sua vita e la luce che vedeva da lontano, Dio gli offrì un’opportunità per spezzare le sue catene e gioire nella luce di Cristo.
Sotto la croce non c’era nessuno. Giuseppe andò e raccolse il corpo esamine di Gesù tra le sue braccia. Non era più un discepolo nascosto ed in quel momento entrò nella luce. Per amore della verità potrai sopportare l’indignazione, il ripudio, l’essere lasciato in un angolo da solo e sentire la gioia del coraggio? SI.

AMORE COME COMPASSIONE
In Matteo 9:36, Gesù vedendo la folla che lo seguiva stremata ne ebbe compassione. Compassione traduce un sentimento di profonda e sincera partecipazione al dolore altrui. L’evangelista Matteo per far capire la compassione di Gesù la paragona ad un tremito dell’anima, un dolore sentito.
Una Storia. Il papà di Roberto era sempre stato un uomo pronto in ogni situazione e questo, in qualche modo, disturbava il figlio. Quel giorno la risposta fu debole, il tono esprimeva incertezza, Roberto incrociò il viso del padre nel riflesso di uno specchio e questa volta il suo sguardo andò oltre le marcate rughe, e vide le paure, i limiti, la stanchezza del padre. Per la prima volta ne ebbe compassione e questo gli aprì le porte dell’amore. Si può amare oltre i limiti, le imperfezioni, l’apparenza e la forma, non sempre amabile, di chi ci è accanto? SI, grazie alla compassione.
Gesù disse: “Dici se puoi? Ogni cosa è possibile a chi crede” (Marco 9:23).

1 Il Sinedrio (in ebraico: sanhedrîn, cioè “assemblea” o “consiglio”, la Grande Assemblea) di Gerusalemme era l’organo (formato tradizionalmente da 71 membri) preposto all’emanazione delle leggi ed alla gestione della giustizia durante la fase asmoneo-romana del periodo del Secondo Tempio.





Umberto Manna


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