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martedì 30 dicembre 2014

Sela è un momento di meditazione


È un momento di meditazione

Anche quando non si era che un gruppo musicale imberbe, senza nome e quindi senza un’apparente identità, l’obbiettivo, aldilà del piacere di suonare o di cantare (perché non c’è male nel provare piacere in quello che si fa), è stato sempre quello di proclamare il nome del Signore Gesù Cristo e quindi offrire a coloro che ci avrebbero ascoltato, la possibilità di ricevere un messaggio chiaro di speranza e di salvezza, in modo particolare a coloro che della nostra generazione fruivano e fruiscono del piacere della musica e delle canzoni.

Questo è avvenuto in modo particolare, con la composizione di brani che, raccontando le esperienze personali, le proprie emozioni alla luce dell’esperienza cristiana e quindi degli insegnamenti biblici, hanno da sempre formato il repertorio del gruppo che sarebbe poi divenuto il gruppo Sela.
Si può immaginare quanto sia stato faticoso, nei primi anni di attività, far passare il messaggio evangelico che si tentava di trasmettere nei culti all’aperto, nelle campagne evangeliche sotto la tenda, nei raduni campistici, a causa della visione prettamente ecclesiastica anche dell’attività spirituale di un gruppo musicale che all’epoca si chiamavano “complessi” sulla falsa riga della dizione in voga in quei giorni.
Con questo lavoro di evangelismo, svolto particolarmente per strada o nelle piazze dei paesi della Campania, della Puglia, del Lazio, con trasferte in Sicilia e in Calabria il “complesso musicale” offriva agli ascoltanti la possibilità di conoscere un modo nuovo di avvicinarsi alle “cose di Dio” e l’invito a fermarsi un attimo per riflettere sulla propria condizione spirituale e meditare sul modo indicato dalla predicazione della Parola di Dio di riconciliarsi con Dio.
Bisogna confessare che forse i componenti stessi del gruppo di Casalnuovo (Acerra, Afragola, Casalnuovo, Casoria, Pomigliano) non erano pienamente coscienti della potenzialità di quell’opera e fu solo grazie ad un articolo scritto dall’indimenticato fratello Rito Corbo, allora direttore dell’Istituto Biblico Italiano, come editoriale del giornalino IBI dal titolo “SELA” che chiarì a quei giovani il senso del lavoro spirituale che svolgevano.
L’articolo fu condiviso tra tutti i componenti del gruppo che alla fine decisero che il titolo di quell’editoriale poteva essere il nome che distingueva e definiva quel complesso musicale: SELA.
Questa parola ebraica che abbonda tra i versi dei Salmi ha grande attinenza con la musica in quanto indica la figura della pausa musicale che inserita tra i versi di quelle uniche e inimitabili canzoni spirituali invita alla riflessione, alla meditazione delle espressioni che si sono ascoltate cantare, alla sola gloria di Dio!


Raffaele Frezza


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