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martedì 30 dicembre 2014

I Sela "Originals"


Quando mi capita di riflettere sul servizio dello “storico” gruppo “Sela” (quello “originale” del 1984 per intenderci, la prima generazione insomma) confesso di sentirmi profondamente minuscolo.

Perché l’inevitabile paragone con l’altezza dei nostri padri spirituali mi appare cosi irraggiungibile da superare perfino le goleade che il Napoli di Maradona puntualmente rifilava al povero, malcapitato Pescara. Estati, inverni, week-ends, l’intera dimensione della vita privata -già fortemente decurtata dagli impegni del lavoro secolare- totalmente dedicata al servizio del Signore Gesù. “La follia della predicazione” dei Sela si spinse fino al punto di trattenere mio padre (la voce del gruppo) dal presenziare all’occasione della nascita del suo primo figlio (che sarebbe il sottoscritto) per onorare il servizio a Dio (impegno in Sardegna se non erro).
Fede sincera e priorità cristalline infatti spingevano i nostri genitori ad anteporre il servizio cristiano ad ogni cosa, perfino la famiglia ed i propri figli. E Dio li ha potentemente benedetti. Ed anche se mi rendo conto di aver corso seriamente il rischio delle “orchestre in testa”, -come il mitico Troisi ebbe a rimproverare al povero “Robertino” nel suo film-  oggi non posso che ringraziare Dio per aver reso anche me partecipe di una simile benedizione. Centinaia di culti, campeggi, ed evangelizzazioni con l’intero territorio nazionale più volte percorso e ripercorso, proclamando la fede in Gesù e l’espansione del regno di Dio. I nostri padri spirituali non ebbero tempo e possibilità per diventare professionisti e musicisti cristiani come avrebbero desiderato e sognato, ma furono uomini di “fede ed opere” ricchi della benedizione di Dio. Dal loro servizio il Signore ha tratto pastori, anziani, diaconi, “salmisti” grandi esempi di maturità e consacrazione per il beneficio dell’intera comunità. Non solo. “Camminando per lo spirito” infatti, i Sela hanno inciso profondamente anche nell’innovazione culturale delle chiese evangeliche italiane. Oggi infatti, sulla scia di grandi movimenti  come Hillsong e Passion, a tutti risulta facile proporre per i nostri cori e gruppi giovanili capolavori della Christian Music internazionale come “How great is our God” o “Shout to the Lord”. Trent’anni fa invece, convincere gli anziani e le chiese della bontà della musica nell’adorazione o nell’attività evangelistica era una vera e propria impresa. E quante incomprensioni o peggio ancora mortificazioni hanno dovuto sopportare i Sela per amore dell’opera di Dio. Eppure a distanza di tanti anni  -nonostante il persistente e precario rapporto di una parte rilevante dell’evangelismo italiano con il mondo dell’arte e della comunicazione - se oggi le nuove generazioni di credenti possono godere del canto e della musica nelle chiese pentecostali, è anche per la visione e la fede che Iddio donò ai Sela. Nel frattempo tutti abbiamo cantato e ancora cantiamo a memoria capolavori come “io lascio tutto” e “un piano per te”, mentre molte delle loro melodie sono diventate ormai veri e propri classici della musica cristiana italiana.    

Luca Frezza


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