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lunedì 16 dicembre 2013

Quando il ritornello fa'… "Meraviglioso"



Una nota musicale mi riporta al ’68, non ero ancora nato. Tempo di rivoluzione, di pseudo conquiste, di urla, di rappresaglie, di vincitori e di vinti, forse, solo di vinti. Studenti ed operai si corre insieme. Diritti e doveri... solo diritti. Programmi universitari, njet classismi, lobby, figli di papà. Occupazione e protesta, protesta e occupazione. La ragione è di tutti, ricchi e poveri, anzi no... solo dei poveri. Si grida ai padroni le diverse condizioni di lavoro, orari ridotti, ferie e festività retribuite, pensioni, consigli e rappresentanti di fabbrica, diritti di assemblea. Si ferma Torino tre mesi, sembra blackout, poi tutti d’accordo si va avanti... è conquista. E il mondo conquista il mondo!Sull’asse Napoli-Bari una poesia, una musica, una canzone. Riccardo Pazzaglia scrive e Domenico Modugno arrangia. Un documentarista, sceneggiatore da un lato e un cantautore, chitarrista, attore e artista di quelli veri dall’altro. Insieme inventano e creano la poesia dell’uomo e il suo ponte, quasi meraviglioso.
Una canzone che ancora emoziona, incanta, sospende il verosimile per dare origine al vero. Una canzone che mi aiuta a pensare, mi provoca sensazioni e reazioni da scrivere e trasferire. Una canzone dal ritornello strano che segue e illumina una esperienza ancor più strana:

È vero,
Credetemi è accaduto di notte su di un ponte,
Guardando l’acqua scura
Con la dannata voglia di fare un tuffo giù.
D’un tratto qualcuno alle mie spalle,
Forse un angelo vestito da passante,
Mi portò via dicendomi così...
Meraviglioso,
Ma come non ti accorgi
Di quanto il mondo sia meraviglioso?
Meraviglioso,
Perfino il tuo dolore potrà guarire poi...
Meraviglioso,
Ma guarda intorno a te che doni ti hanno fatto:
Ti hanno inventato il mare!
Tu dici non ho niente,
Ti sembra niente il sole?
La vita? L’amore?
Meraviglioso,
Il bene di una donna che ama solo te.
Meraviglioso,
La luce di un mattino, l’abbraccio di un amico,
Il viso di un bambino,
Meraviglioso. Meraviglioso!
Ma guarda intorno a te che doni ti hanno fatto:
Ti hanno inventato il mare!
Tu dici non ho niente ti sembra niente il sole?
La vita? L’amore?
Meraviglioso.
La notte era finita e ti sentivo ancora,
Sapore della vita,
Meraviglioso.

Post moderna l’esclusione paradossale della canzone dalla kermesse sanremese, come post moderna la condizione dello stereotipo individuo ed il suo ponte di frustrazione. Il ponte che sovrasta l’acqua scura di una vita stanca, al suo ultimo tuffo.
Quanto moderno il senso del non senso, il tutto del non tutto, il voglio del non voglio, il posso molto del posso niente. Quanto vero e appiccicoso è l’umido infame di quel ponte che ancora osserva silenzioso gli sforzi di una umanità in cerca di un librarsi felice, magari ultimo, ma felice. Fintamente, metaforicamente, cabarettisticamente, felice! Basta un ponte poi tutto è oblio!
L’uomo e la sua voglia di cambiare attraverso esperienze forti, fortissime, sensazionali. Un tuffo, nel buio di una incognita chiamata ignoto. Vivere e vincere, mete utopistiche alla luce di una condizione all’insegna dell’insondabile, incomprensibile, inamovibile voglia di farla finita!
Uomini, donne, giovani, bambini su quel ponte proiettati, soli, abbandonati e dimenticati. Figli di un’umanità sposa di una società continuamente alla ricerca del valore e del principio decantati dalle ave generazioni, mai trovati. Ne all’ufficio collocamento buonisti e perbenisti, ne ai mercatini dell’usato umanitarismo, ne ai talk show del finto bon ton, neppure nelle aule della magna cultura.
Individui con anime vere bistrattati ed esclusi, ma cercati da quell’Angelo vestito da passante che prende per mano e conduce via dicendo: “Meraviglioso è il mondo che ti ho donato, meraviglioso è il sole che ti ho creato, meraviglioso è il mare che ti ho regalato, meraviglioso è l’amore che ti ho presentato, meraviglioso è il sorriso in un viso bambino che ti ho disegnato”.
Quell’angelo coraggioso vestito da passante che da sempre stende la sua mano e da sempre grida ti amo!!!
Quell’ angelo sconosciuto vestito da passante, che bandendo indifferenza, cinismo e mutismo afferra e conquista la paura che sovrasta, ammutolisce, inchioda e terrorizza. Quell’angelo solitario vestito da passante, che ha un storia antica più del ’68, ed un cuore grande più dell’universo. Quell’angelo silenzioso vestito da passante, che negli occhi di un bambino scorge il vero scopo e sapore della vita. Quell’angelo ubbidiente vestito da passante, che diventato uomo si tuffa al posto tuo, vincendo il buio che ormai con Lui è finito!
Quel passante che lascia il Suo bel nome e che continuando la canzone scrive “meraviglioso... è il mio nome Gesù!”.
Guarda intorno a te uomo, osserva il dono che ti è stato fatto, il vero dono non inventato ma preparato e offerto. Ascolta la voce che dentro te grida e perché no canta Meraviglioso!
Lascia il ponte della ricerca spasmodica della felicità inesistente e segui Colui che da vicino saluta l’acqua scura e ti dispone una acqua chiara. Chiara quanto un cuore libero e sereno, toccando le corde di un infinto splendore che sostituisce una notte ormai inerme e non più vicina! Lascia che la vita prenda un colore nuovo confinando il grigio e il nero, mescolando il bianco al bianco, producendo luce che imbarazzi il sole! Lascia che le note della tua canzone non siano bocciate da nessuna commissione e vivano l’esperienza del sentirsi vive... oggi, domani e per sempre. Canta con me “Meraviglioso sei Tu solo Gesù grande il tuo amore ognora di più, tu sei lo sposo qui in terra e lassù meraviglioso sei tu solo Gesù!”.

Gennaro Rosato

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