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lunedì 16 dicembre 2013

Liberi in Cristo



"Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi" (Giov. 8:32)

Cari lettori di SL, per la nuova edizione della rubrica “SL Be free - liberi in Cristo” siamo lieti di presentarvi
un’altra testimonianza di fede raccolta all’interno di un penitenziario campano.
Senza nascondere che è sempre più glorioso ed incoraggiante vedere Dio all’opera in questi contesti
governati dal male, ci teniamo a precisare che ciò che leggerete è solo una dimostrazione pratica dell’Onnipotenza di Dio.
Nel libro delle Lamentazioni al capitolo 3 nei versetti 25-27 è riportata una meravigliosa certezza,
che come ha fatto il nostro amico Eduardo, possiamo fare nostra:
Il SIGNORE è buono con quelli che sperano in Lui, con chi lo cerca.
È bene aspettare in silenzio la salvezza del SIGNORE.
È bene per l’uomo portare il giogo della sua giovinezza”.
Ci auguriamo di vero cuore che lui possa continuare
a camminare nelle vie del Signore.

Silvio Romano


Mi chiamo Eduardo ed ho 28 anni.
Attualmente sono recluso nel carcere di Poggioreale, da dove scrivo per raccontare il modo in cui si è manifestata la misericordia di Dio in mio favore e di come sta operando ancora nella mia vita. Sono un ragazzo cresciuto in una famiglia cristiana di fede evangelica. Da piccolo ho frequentato la scuola domenicale ma contro voglia. I miei genitori, infatti, spesso mi costringevano provocando in me tanta rabbia, oggi però devo ringraziarli perché quegli insegnamenti sono rimasti nel mio cuore e mi hanno permesso di capire, man mano che crescevo, che avevo bisogno di Gesù come mio personale Salvatore. Crescendo ero sempre più attratto dalle cose che offre questa vita. All’età di tredici anni fumai la mia prima sigaretta... poi iniziai a far uso di spinelli dando il via ad una vita che per me in quel momento era il massimo. Frequentavo compagnie della malavita. Iniziai a rubare e a fare abuso di alcol fino ad “assaggiare” la cocaina. Diventato maggiorenne le cose peggiorarono ulteriormente perché iniziai a frequentare locali di ballo dove avvenivano sotto i miei occhi cose abominevoli agli occhi di Dio... proprio in quei locali iniziai a fare uso di “pasticche”... oggi posso dire che in quei luoghi regna la potenza del male! Così la mia scalata nella delinquenza e nello “sballo” proseguiva sempre di più fino ad essere conosciuto nell’ambito malavitoso. In quei giorni però c’era sempre un vuoto nel mio cuore dovuto all’assenza di Dio nella mia vita. Pensavo spesso alla parola di Dio, ma il legame con quelle cose era così forte al punto che non davo peso a quel vuoto che sentivo.
Nel 2005 venni arrestato per la prima volta per spaccio di droga… in quel caso, però, dopo 14 giorni uscii libero perché innocente. Fuori dal carcere mi sentii ancora più grande e determinato a fare il male. Così frequentavo gente della malavita fino a fare spaccio di cocaina. Il problema era che invece di venderla agl’altri me la facevo io... mi indebitai con quella brutta gente. Non sapendo come sdebitarmi, mi feci coraggio, e chiesi aiuto a mio padre... fu quella la prima volta che vidi mio padre piangere per il dispiacere.
Mi allontanai per un po’ di tempo dal paese dove abitavo, ed iniziai a frequentare una chiesa evangelica... ebbi qualche piccola esperienza col Signore ma mi allontanai di nuovo prendendo di nuovo la strada del peccato.
La mia vita peggiorò ulteriormente: litigavo con tutti... ero aggressivo... camminavo sempre con il coltello in tasca. In quel periodo persi pure la ragazza che amavo... poi conobbi un’altra donna che nell’agosto del 2008 mi regalò la gioia di diventare padre. Nonostante questo, però, continuavo a vivere nel peccato.
Il 28 Febbraio 2009 fui arrestato per tentata rapina e sequestro di persona. Dopo tre giorni di carcere ottenni gli arresti domiciliari e dopo sei mesi scelsi il rito abbreviato.
Ebbi tre anni e sei mesi di reclusione. Tentai con l’appello una opposizione a questa sentenza, sperando in un riesame per una condanna meno gravosa. Mentre attendevo, la mia vita era sempre la stessa. Anche se cresceva sempre più il desiderio di conoscere Gesù non riuscivo a rinunciare alla mia vita di peccato.
Un giorno nell’Agosto di quell’anno, ebbi una visita a casa di alcuni fratelli zigani che pregarono per me. Mi raccontarono la loro testimonianza e io rimasi molto colpito, ma purtroppo nella mia vita le cose non cambiarono.
Poi arrivò il giorno dell’appello e fu confermata la sentenza: tre anni e sei mesi di reclusione.
Ero molto arrabbiato. Avevo paura... paura di finire in carcere. Ero disposto a tutto pur di non andarci! Un modo si trovò: avevo bisogno di qualcuno che mi prendesse in affidamento a lavoro. Anche se conoscevo molta “brava” gente che mi poteva aiutare in questa faccenda, decisi di contattare un mio cugino che lavorava come venditore nel mercato di Fuorigrotta. Oggi posso dire che è stato Dio a mettermi nel cuore di chiamare lui perché era, ed è, un cristiano. Lo chiamai e prima che potessi esporre la mia situazione, mi disse che già sapeva cosa avrei voluto chiedere, perché giorni prima il Signore gli aveva messo nel cuore di aiutarmi.
Dopo qualche mese riuscii ad ottenere l’affidamento e iniziai a lavorare con questo mio cugino. Parlavamo spesso di Gesù e delle grandi cose che faceva nella vita di coloro che lo accettavano come personale Salvatore.
Un giorno chiesi a mio cugino di venire a casa mia insieme ad altri fratelli per pregare e conoscere a fondo la Bibbia. Era ora che quel seme della Parola di Dio che avevo dentro e che per tanto tempo era rimasto li soffocato tra le spine, germogliasse. Così iniziarono queste piccole riunioni a casa mia, che proseguirono per cinque o sei mesi. Nonostante i miei sforzi, non riuscivo ad abbandonare la mia vecchia vita di peccato... cadevo sempre! La sera del 4 settembre 2011 dopo aver bevuto e fatto uso di cocaina, mi allontanai da casa dove avevo avuto gli arresti domiciliari. Andai in giro con la macchina, fino a quando intravidi dei Carabinieri. Mi imposero di fermarmi, ma preso da spavento scappai inseguito da loro. Alla fine riuscirono a bloccarmi e mi arrestarono. Dopo una nottata in caserma, la sbronza iniziò a passare... fu allora che, comprendendo ciò che era successo, pensai a Gesù... mi tornarono davanti agli occhi tutte le cose che i fratelli mi dicevano cioè tutte le cose che riguardavano la parola di Dio.
Così mi portarono in carcere. In cuor mio pregavo il Signore Gesù chiedendogli di salvarmi e di perdonare la mia vita di peccato. Assegnatami la stanza nel padiglione della casa circondariale mi guardai intorno in quella piccola cella e vidi sulle mura la seguente frase: “Dio aiutami! Gesù salvami!”.
Questa per me non fu una coincidenza. Cominciai a desiderare di leggere la Bibbia ma sapevo che dovevo aspettare il colloquio con i miei familiari per dirgli di spedirmela. Così passò il primo giorno di carcere. Il giorno dopo mi svegliai, di buon ora, avendo sempre in mente lo stesso pensiero: “Volevo una Bibbia!”.
Dentro di me sentivo che qualcosa stava cambiando e non facevo altro che invocare il nome del Signore Cristo Gesù. Così quando meno me lo aspettavo il Signore rispose alla mia preghiera.
Mentre passava il tempo nella noia, mi venne voglia di fare un cruciverba. Così domandai ad uno dei tre ragazzi che stava con me nella stanza, dove potevo trovarlo.
Uno di loro mi disse di rovistare in un cestino e di cercare qualche rivista.
Scavando tra quelle riviste trovai la Bibbia e appena la vidi mi sentii libero per la prima volta nella mia vita. A quel punto compresi pienamente e chiaramente che Gesù voleva salvarmi e lo accettai come mio personale Salvatore. Cominciai a leggere la Bibbia con il cuore e con la fede... la Sua Parola divenne il cibo per la mia anima. Da allora lo prego tutti i giorni e posso dirvi che Dio è divenuto acqua per la sete della mia anima.
Riesco ad avere dei colloqui con fratelli che di tanto in tanto vengono a trovarmi passando qualche ora con loro in preghiera.
La Parola di Cristo e la Sua grandiosa potenza è capace di cambiare la vita delle persone, rendendoci felici e sereni, dandoci la forza per sopportare l’iniquità che si presenta ogni giorno davanti a noi come un leone affamato pronto a sbranare la sua preda, ma se noi resteremo perseveranti nella nostra fede, quel leone non potrà mai sbranarci. Una donna aveva una figlia tormentata da un demonio e chiese a Gesù di guarirla... ma Gesù non le rispose. La donna insisté con perseveranza e la sua fede spinse Gesù a guarire sua figlia. Mi sento di dire a te, caro lettore, che forse stai iniziando a conoscere Gesù, di essere perseverante nel cercarlo ed avere fede che Lui è lì con la mano stesa aspettando che noi afferriamo quella mano per ottenere vita eterna.
“Se uno è in Cristo, Egli è una nuova creatura, le cose vecchie sono passate, ecco sono diventate nuova” (II Corinzi 5:17).

Eduardo Furaci


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