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lunedì 16 dicembre 2013

L'abbraccio benedicente



“…un uomo deve essere morto molte volte e aver pianto molte lacrime
per aver dipinto un ritratto di Dio in tale umiltà…
… non so se è la parabola che mi porta a vedere nuovi aspetti del dipinto,
o se è il dipinto che mi porta a scoprire nuovi aspetti della parabola…”

Un incontro apparentemente insignificante con un dipinto di Rembrandt “Il ritorno del Figliuol prodigo” mette in moto una lunga avventura spirituale.
Al centro di questa avventura ci sono un dipinto del diciassettesimo secolo e il suo artista Rembrandt; una parabola del primo secolo e il suo autore, Gesù; ed una persona del ventesimo secolo alla ricerca del significato della vita Henri Nouwen, uno dei più noti scrittori di spiritualità dei nostri tempi.
«È bello, più che bello... mi fa venire voglia di ridere e piangere allo stesso tempo... Non so dirti cosa provo mentre guardo il dipinto, ma mi tocca profondamente.
Il dipinto di Rembrandt mi è rimasto sempre vicino... Più parlo del Figliuol prodigo e più riesco a vederlo come il mio dipinto personale, il dipinto che contiene non solo il cuore della storia che Dio vuole raccontarmi, ma anche il cuore della storia che io voglio dire a Dio e al popolo di Dio. Lì c’è tutto il vangelo. Lì c’è tutta la mia vita. Lì c’è la vita di tutti i miei amici. Il dipinto è diventato una finestra misteriosa attraverso la quale posso accedere al Regno di Dio.
Quando ho visto la tenerezza con cui il Padre toccava le spalle del figlio più giovane e lo teneva vicino al cuore, ho sentito profondamente di essere quel figlio perduto e ho desiderato di tornare come lui, per essere abbracciato in quel modo. Come il Figliuol prodigo mi devo inginocchiare davanti al Padre, poggiare l’orecchio sul suo petto ed ascoltare, senza interruzione, il battito del cuore di Dio...
Poi mentre condividevo con altri il mio sentirmi come il figliuol prodigo qualcuno mi disse: “Mi chiedo se tu non sia piuttosto come il figlio maggiore”. Improvvisamente mi sono visto in un modo del tutto nuovo. Ho visto la mia gelosia, la mia rabbia, la mia permalosità, la mia caparbietà, il mio astio e soprattutto la mia sottile convinzione di essere sempre nel giusto. Ho visto quanto mi lamentavo e quanto i miei pensieri e sentimenti fossero rosi dal risentimento... ero di certo il figlio maggiore, ma perduto come il fratello minore, anche se rimasto a “casa” tutta la vita.
È stato durante questo periodo di immensa sofferenza interiore che qualcuno pronunciò la parola che avevo più bisogno di sentire aprendo così la terza fase del mio viaggio: “Che tu sia il figlio più giovane o il figlio maggiore, ti devi rendere conto di essere chiamato a diventare come il Padre”».
Quando una persona che stimo molto mi regalò questo libro pensavo che mi avrebbe aiutato a conoscere di più, che avrebbe allargato i miei orizzonti di conoscenza. Non immaginavo che mi avrebbe invece scoperto “dentro”.
Insomma un libro che ci aiuta ad entrare nel nostro “infinito”.
Faccio mia in pieno questa esperienza di Henri Nouwen conscio che potrebbe essere sicuramente l’esperienza di molti dei nostri lettori.

Lucio D’Alessandro

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