ChristianLifeStyle a 360°

FACEBOOK     YOUTUBE     PHOTOBUCKET     WORSHIP     CONTACT


lunedì 16 dicembre 2013

La storia di Massimo



Dalla droga… alla vita

Mi chiamo Massimo, ho 34 anni. Sono nato a Napoli e da giovane ho vissuto a San Giorgio a Cremano con i miei genitori, mio fratello e mia sorella. La mia è una famiglia semplice, di sani principi e mio padre, nel suo piccolo, non ci ha fatto mancare mai niente. Io sono il primo di tre figli e sono anche la cosiddetta pecora nera della famiglia. Sono sempre stato un ribelle e non ho mai dato ascolto ai consigli di mio padre e mia madre.Già dalla prima adolescenza ho cominciato a frequentare cattive compagnie, a fumare sigarette, hashish e poi anche a venderlo. A 17 anni facevo parte di una piccola banda e non ci facevamo mancare “niente”. Avevamo soldi in tasca a sufficienza, belle moto ed abiti costosi. Ma io odiavo tutto questo, perché dentro mi sentivo vuoto. Cominciammo a fare rapine a mano armata, alla fine fui arrestato e mi ritrovai, anche se per qualche giorno, in galera.
Rinchiuso, solo, tra le quattro mura, l’unica cosa che riuscisse a darmi forza fu la preghiera. Già da allora le mie preghiere erano direttamente rivolte a Gesù, nonostante non fossi certo un frequentatore di chiese. Grazie all’appoggio dei miei genitori, che nonostante i mille dispiaceri ai quali li sottoponevo, mi stavano sempre vicino e tentavano con tutte le loro forze di riportarmi su una buona strada, uscii dal carcere e decisi di farla finita con queste brutte storie.
Così trovai lavoro in Germania come pizzaiolo e lì conobbi una persona speciale: mia moglie. Dopo cinque anni tornai a Napoli e ci sposammo. Sembravo un’altra persona, eppure il vizio di fumare hashish non lo avevo ancora perso. La sera, tornando da lavoro, mi fermavo sempre a casa di mia cognata Iolanda e lei mi parlava sempre dell’esperienza meravigliosa che stava vivendo grazie all’incontro con Dio; così io le cominciai a parlare dei miei problemi e della mia voglia di chiudere completamente con il passato. Lei mi disse che solo Dio poteva aiutarmi. Cominciai a frequentare una chiesa evangelica e a conoscere quella che mi veniva indicata come “la Verità”. Capii che Gesù era morto anche per me, per perdonare i miei peccati e che ormai non potevo fare più a meno di Lui. Per questo il 14 Settembre 1998 io e mia moglie, che mi accompagnava e mi sosteneva sempre, per testimoniare a tutti che avevamo conosciuto la Verità e cioè Gesù, ci battezzammo in acqua e quello per noi fu il giorno più bello della nostra vita.
Era così bello e rassicurante vivere con Gesù nel cuore e nella mente. Ma qualcosa di marcio era ancora in me e come quando da ragazzo disubbidivo a mio padre, cominciai a farlo con il nostro Padre Celeste. Ripresi a fumare, ma una sera il Signore mi parlò e mi disse chiaramente che se l’amavo, dovevo buttare l’hashish e non fumare mai più. A quella richiesta non seppi disubbidire. Gettai via l’hashish, ma quella tregua durò solo quattro mesi. Mi sentivo talmente forte che iniziai a sfidare anche il diavolo e questa fu la mia rovina.
Conobbi cattivi ragazzi e l’inizio della fine cominciò per una scommessa: “Ce l’hai il coraggio di farti una tirata di cocaina?”. Fu la domanda che mi fecero una sera. La mia risposta fu di si e, purtroppo, quella risposta mi costò sei interminabili anni trascorsi nella schiavitù della cocaina, dell’hashish, dell’alcool e del gioco d’azzardo.
Mi allontanai dalla Chiesa e da tutte le persone buone che Dio aveva messo sulla mia strada. Uscivo alle dieci del mattino e tornavo alle dieci del giorno dopo. In una settimana stavo a casa solo un paio di volte. Mia moglie e i miei tre bambini stavano a casa ad aspettarmi, mentre io, sotto l’effetto di stupefacenti, giocavo d’azzardo tutti i soldi che guadagnavo.
Quando tornavo a casa litigavo con mia moglie e spesso la picchiavo. I miei figli, purtroppo assistevano alla scena e piangevano tanto. Stavo camminando da vivo nella valle della morte e la mia vita stava andando a rotoli. Facevo debiti su debiti, rubavo soldi a mio padre ed anche nella mia stessa casa. Decisi di andarmene via, di scappare, perché non riuscivo a porre fine alle mie sofferenze e di conseguenza ne causavo ancora di più agli altri. Senza soldi e senza bagagli mi recai alla stazione di Napoli, deciso a prendere il primo treno che mi potesse portare il più lontano possibile. E proprio in quella stazione Dio mi parlò di nuovo.
Mi fece vedere i barboni, i poveri, gli emarginati, i drogati, gli ubriaconi. Molte di quelle persone probabilmente si trovano lì per disgrazia, mentre io avrei avuto la possibilità di tornare ad essere felice. Sentivo che se fossi ritornato indietro, il Signore mi avrebbe aiutato... era lì pronto a porgermi la sua Santa Mano e perdonarmi. Da quel momento mi riavvicinai a Lui e giorno dopo giorno tornai a vivere. Tornai nella Sua casa ed il Pastore, ignaro dei miei problemi, ma guidato dalla mano del Dio Padre, invitò gli altri fratelli a pregare per me. Era il 12 Aprile del 2005 quando fui liberato e guarito all’istante ed il 9 Giugno del 2005, Dio mi donò la Sua pienezza e cioè lo Spirito Santo.
Sono rinato ed ho ritrovato l’amore di mia moglie, dei miei figli e di tutti miei cari. Dio mi abbonda giorno dopo giorno di tutto ciò di cui ho bisogno, sia materialmente che spiritualmente.
Se ripenso ai sei anni d’inferno che ho vissuto, sono triste ma nello stesso momento posso dire che tutto è stato un piano di Dio. È vero che sono stati sei anni terribili, ma dopo questi ho ritrovato Gesù ed oggi sono ancora più deciso ad amarlo e onorarlo con tutto il mio cuore e la mia anima. Oggi so di aver vinto grazie a Dio. So che Egli ci ama e non si dimentica di noi e che quando cadiamo ci aiuta a rialzarci rendendoci più forti di prima. Ciò che sento di dirti, dopo la mia esperienza è semplicemente: “Mettilo alla prova ed Egli aiuterà anche te”.

Massimo Monsurrò


Nessun commento:

Posta un commento

Locations of visitors to this page
Pagine visitate:  



Torna in cima alla pagina