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lunedì 16 dicembre 2013

Il treno



… perché credo in qualcosa di profondo oltre i confini di questa trincea…
Ad essere sincero devo riconoscere che la canzone “Se potessi rinascere” di Marco Masini mi ha colpito profondamente e non per il testo fine a se stesso, non perché dica cose nuove, non perché sia il primo cantautore a porsi nelle sue canzoni il problema “Dio”, ma per l’intensità e la drammaticità di essa, quasi fosse un appello, un S.O.S. lanciato da chi sta annegando nel fango di questa “sporca e breve eternità” e desidera uscirne.Certo la drammaticità fa parte dello stile “masiniano”. Se vincesse dieci milioni alla lotteria, il nostro Marco lo direbbe con la stessa gioia di chi ha appena seppellito tutta la famiglia cane compreso. Scusate l’ironia e mi perdoni il buon Masini. Dicevo della drammaticità di questa canzone. Si coglie in essa l’anelito, il grido angosciante di chi vorrebbe vivere in modo totalmente diverso, voltare realmente pagina per non essere più lo stesso, unito alla disperazione del bruco che sogna la notte di esser farfalla, ma al mattino si trova ancora a strisciare.
Masini “sente” la realtà di una “splendida eternità” ma non realizza la certezza di potervi partecipare, vorrebbe “raggiungere il cuore di me stesso liberandomi di me” ma chissà se sa che la soluzione sarebbe quella di abbandonarsi alle parole di Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo... e voi troverete riposo alle anime vostre…”. Il cuore di noi stessi (l’anima) troverà riposo in Gesù. In tutta onestà non credo che Masini leggerà queste righe e mi dispiace (può darsi anche che sia arrivato “al cuore di se stesso, si sia liberato di se”), ma voglio rivolgermi a chi si riconosce e ha fatto sua questa canzone, a chi sente il desiderio di rinascere e che, come Marco, ha il “coraggio” di confessare il bisogno di Dio e chiedergli aiuto. Credetemi sulla parola, gli S.O.S. diretti al cielo non rimangono senza risposta. Ho di proposito messo il pronome singolare perché il rapporto con Dio è personale.
Del titolo di questa canzone cambierei il verbo, non se potessi rinascere ma se volessi rinascere, manifestando così non tanto un desiderio, un augurio che sa di utopia “un treno che non c’è”, ma una volontà decisa di chi vuole realmente ottenere ciò che chiede.
Chi è animato da tale volontà non deve fare altro che tornare al Padre, come il figlio della parabola che fece seguire al pensiero l’azione, alle parole i fatti ed il Padre, che già lo aspettava, lo riaccolse, lo perdonò, gli restituì la dignità perduta, lo fece rinascere.
Diceva un pensatore: “Volli, sempre volli, fortissimamente volli”. Il miracolo della rinascita è opera di Dio ma si manifesta in un cuore volenteroso, che ha realizzato che il “se potessi” è possibile. Basta volerlo. Il perdono è già lì.
Ancora oggi nel terzo millennio Dio va ad abitare solo nei cuori che gli aprono la porta e lo lasciano entrare. Dio è un Signore.

La Redazione

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