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lunedì 17 dicembre 2012

L'attesa


"L'unica possibilità per poter
convivere con un'attesa
è viverla in maniera fiduciosa"

"Il tempo sembrava essersi fermato! Solo il continuo ticchettio dei secondi, amplificato dall'assordante silenzio, ne certificava il proseguimento. Un nauseante odore di prodotti sterili, misto a quello certamente più gradevole dei caffè che fuoriuscivano continuamente dal distributore, faceva da contorno alla sala. Una decina di sedie disposte in modo confuso, tutte occupate dai parenti dello sfortunato, e un'altra decina di persone in piedi, che con le loro braccia circondavano le spalle di coloro che erano sì accomodati, ma per niente comodi. Sguardi a terra, interrotti da qualche singhiozzo straziato di pianto, e nessuno che osava, neanche con un'ipocrita frase di circostanza, spezzare questo muto incantesimo. Quando, ad un tratto, un rumore istantaneo e deciso. Si aprono le due porte grigie ed esce, a passo svelto, l'equipe medica. Due infermieri fanno largo alla barella, altri due reggono i "fili".
Eccolo, disteso e quasi esanime sulla barella, il quindicenne volato via dal motorino e schiantatosi nella vetrata del negozio. Non si riconosce, con tutti i tubi che lo circondano e le varie suturazioni delle ferite che gli hanno provocato gravi perdite di sangue, donandogli al viso un colore pallido e livido, quasi cadaverico. In ultimo, il chirurgo, ancora tutto verde e coperto di lattice, con i soli occhi che mirano l'esterno. La madre del poveretto lo insegue e lo tira a sé con veemenza, e con una voce rauca, debole, riesce solo a dirgli: "Dottore, allora? Come sta mio figlio?". I suoi occhi implorano una certezza, cercano in quelli del dottore una seppur minima percentuale di speranza. Il chirurgo, inarcate le sopracciglia con la solita espressione di impeccabile formalismo, sentenzia: "Signora, abbiamo fatto il nostro possibile, ora dobbiamo solo attendere …"



È  forse questa l'immagine che rende più comprensibile cosa possa significare l'attesa. 
Una madre che rischia di non rivedere più il proprio figlio e, in un corridoio d'ospedale, aspetta l'esito dell'intervento dal chirurgo. Quante immagini, in quelle interminabili ore, avranno potuto vedere i suoi occhi: dal ritorno alla normalità, con quel ragazzino che rivive la vita come prima e più di prima, all'angoscia di dovergli dire "addio", passando per l'inquietudine di vederlo su una sedia a rotelle, o attaccato ad una macchina per il resto dei suoi giorni. Ma per ora non c'è niente di certo, si deve attendere, stare lì fermi senza poter fare niente per cambiare le cose, ed aspettare. 
Come diceva il buon Eduardo de Filippo "Adda passà a' nuttata". Una nottata fredda, buia, fatta di sentimenti e sensazioni che si susseguono in maniera repentina. Una l'opposta dell'altra. Dalla tragedia alla gioia. Dalla felicità alla disperazione. In quelle ore, immagini tutto ed il contrario di tutto. In altre parole, la testa ti scoppia, le immagini e le voci dentro di te rimbombano così forti da poter uscire fuori dalla mente. L'attesa fa parte della vita. L'attesa è vita. Basti pensare solo che una creatura umana per formarsi e poi cambiare "dimensione" uscendo dal grembo materno aspetta 9 mesi (e, non a caso, una donna che ha dentro di sé un bimbo si definisce in "dolce attesa").
Ma quell'intervallo di tempo gli permette di poter vivere, lo prepara per affrontare il futuro.
La vita è fatta di attese. Attese, mentre si è in fase di costruzione per arrivare poi ad una realizzazione. Si attende mentre si costruisce con fatica e sudore una casa propria, dove poi si andrà ad abitare; si attende lavorando per mettere da parte qualcosa che sarà utile in futuro; si attende conoscendo una persona, che potrà essere quella che ti sarà accanto per tutta la vita! Ma ci sono altre attese che caratterizzano la nostra vita, le attese "spirituali", cioè le promesse che ci fa il Signore, ma che non hanno trovato ancora il loro tempo maturo, e che quindi ancora non vediamo realizzate. Dio svolge un ruolo fondamentale nel gestire i tempi di un'attesa. Perché, innanzitutto, è Lui che a volte la permette, anche solo per provare la nostra fede o, come già detto, perché dobbiamo pazientare per l'adempimento dei Suoi tempi. Ma poi, Lui è il nostro miglior Ascoltatore, specialmente in questi momenti. Infatti, la sola cosa che possiamo fare quando ci ritroviamo assaliti dai dubbi, dalle paure, dalle circostanze che tutto ci fanno fare tranne che essere fiduciosi è pregare. Cioè, parlare con Dio. E dirgli tutto. Tutto, incondizionatamente! Anche se dalla nostra bocca non escono che lamenti. Anche quando perdiamo la pazienza ed esclamiamo, come un Salmista, "Signore, ma fino a quando???". Diciamoglielo, sinceramente! Il Signore ascolta anche i nostri perché, capisce i nostri dubbi, comprende le nostre ribellioni, registra le nostre lacrime, "familiarizza, con noi, nelle nostre debolezze". Ed oltre ad ascoltarci, a sopportare i nostri "capricci", sa anche consigliarci. Troviamo difatti scritto nella sua Parola ripetutamente, "Non temere, soltanto continua ad avere fede", "Non temere, solo sii forte e coraggioso", "Ma quando tu dici che non lo scorgi, sappi che la tua causa gli sta dinanzi: sappilo aspettare!". Diciamoci la verità, quando leggiamo questi "soltanto", "solo", "sappilo", ci viene da pensare: "è una parola… forse la fai troppo facile, Signore!". Ma è proprio questo il segreto, la chiave: la fede. L'unica possibilità per poter convivere con un'attesa a tratti logorante, è viverla in maniera fiduciosa. Perché chi si trova in un'attesa, in bilico, in una parentesi aperta e non ancora chiusa, vive un misto di speranza e scoraggiamento, fermento e apatia, rovine e ricostruzione… e quando queste realtà convivono, soltanto la fede incrollabile nelle promesse divine può farci evitare di finire nel campo sbagliato. Quella fede, quel piccolo granello che è capace di muovere le montagne… Ora, se ci fermassimo al fenomeno squisitamente fisico, nessuno di noi avrebbe fede, perché finora non ho mai visto coi miei occhi fisici un monte muoversi e gettarsi nel mare. 
Ma mi viene in mente quel canto che dice: "Quante montagne, i tuoi pensieri… insormontabili". 
I pensieri che la fanno da padrona, che si divertono a giostrare quando c'è da avere pazienza, quando si presenta un'attesa. È nel momento dell'attesa che si manifesta la nostra vera fede. Qualcuno ha detto che "il bello sta proprio nell'attesa", perché sei lì a fantasticare, a sognare, giorno per giorno ti inventi un lieto fine… Ed è vero! Ma io aggiungo che il bello sta nell'attesa col Signore, perché il lieto fine arriva realmente. Prima o poi. Sempre e comunque. Perché il Signore, se mi ha promesso una cosa, la manterrà! Io posso venir meno e vengo meno nella fede, ma Lui no, non può rinnegare sé stesso! E possiamo trovare conforto negli episodi biblici, dove troviamo Abramo che ha atteso 25 anni per poter abbracciare il figlio della promessa, cioè Isacco, e la moglie l'ha partorito a 90 anni, contro tutte le leggi della natura e della fisica! E Davide, che ha aspettato circa 11 anni dalla sua unzione quale re d'Israele alla reale investitura, fuggendo e nascondendosi da Saul, che lo voleva morto. Troviamo anche Giuseppe, che ha aspettato circa 30 anni per poter vedere un po' di serenità tra fratelli invidiosi, lontananza da casa, schiavitù e che, addirittura, è stato 11 anni in carcere per una giusta causa, per aver onorato il Signore. Ma alla fine, il Signore gli ha rialzato il capo! E la vittoria per loro è arrivata! La Bibbia insegna che quanti hanno saputo aspettare il Signore, non sono mai stati delusi. E tornando ai nostri giorni, quanti uomini e donne hanno aspettato per vedere l'adempimento delle promesse del Signore! 
E quanti, stanno ancora aspettando... una famiglia riunita, la guarigione di una malattia, la salvezza di un proprio caro... giorni, mesi, anni... Alcuni iniziano a barcollare, credono che il Signore non li stia ascoltando perché la risposta non arriva, altri pensano di voler mollare... continuiamo ad avere fede, e speriamo nell'Iddio che va oltre il tempo. La speranza, secondo un noto vocabolario è "l'attesa fiduciosa di un bene futuro". E possiamo star certi che il Signore, al tempo opportuno, ci farà del bene. Egli non ritarda, ma arriva al momento giusto! E al momento giusto, riceveremo la nostra risposta, e sarà la migliore risposta, perché capiremo che quelli erano i tempi maturi. I tempi esatti. Ma poi, se ci riflettiamo, non siamo i soli ad attendere. Se guardiamo verso l'alto, c'è Gesù, che sta aspettando da più 2000 anni per ricongiungersi alla Sua sposa celeste, c'è il Signore che ha mandato il Suo unico Figlio a morire, e per 9 interminabili ore, gli ha dovuto voltare le spalle, perché si è fatto peccato per me e per te... Gesù Cristo ha sofferto ed agonizzato per tante e tante ore, ma alla fine ha vinto, ha realizzato il Suo Sacrificio Vivente per salvarmi dalla morte eterna! E mi aspetta, mi ha aspettato per 21 anni prima che io accettassi questo sacrificio! E tu, che ancora non l'hai accettato, quanto altro tempo vuoi farlo aspettare???  "Io l'ho aspettato ed anche amato, fai lo stesso tu!"

Emilio Sabatelli



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