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venerdì 11 maggio 2012

Siamo uno... l'affascinante volo della chiesa di Cristo




Lo spostamento di uccelli che volano in gruppo è un autentico spettacolo della natura. Il fenomeno si manifesta quando le temperature tendono drasticamente a irrigidirsi, allora un istinto speciale riunisce alcune specie di volatili, fino a raggrupparli in stormi costituiti da decine di migliaia d’uccelli.

Insieme migrano verso terre più calde, ricoprendo centinaia di migliaia di chilometri. Durante il tragitto, i membri del gruppo danzano sincronamente spensierati, disegnando forme e traiettorie eccezionali: neanche la migliore squadra di avieri al mondo riuscirebbe a fare meglio di loro. Gli uccelli viaggiano uniti, senza pilota automatico, senza navigatori satellitari, senza mai aver seguito un corso di sicurezza in volo, privi dei giubbotti di salvataggio e senza neanche i bagagli.
Non esiste un protagonista, non vi è nessun capo, nessuna guida, nessuna gerarchia. Ogni volatile prende come riferimento una squadra di circa sette uccelli, che imita e segue, mantenendosi da loro a un’adeguata distanza di sicurezza. Se lo stormo fosse un esercito di militari, questi pochi uccelli sarebbero di certo commilitoni. Si guardano le spalle a vicenda, rimangono sempre compatti, senza dissidi interni, senza screzi o prevaricazioni, spostandosi repentinamente su e giù, su e giù come un sol uomo. Perché questi uccelli sono così “fissati” sull’unione, perché preferiscono la vita di gruppo a quella solitaria? Tutto ciò li protegge da eventuali pericoli. È semplice, infatti, per i rapaci attaccare i membri del gruppo che si isolano, viceversa l’unione dei volatili confonde e disorienta i predatori, che non riescono a individuare la preda in un insieme omogeneo. Non appena un membro del gruppo avvista un pericolo, cambia il suo verso di percorrenza, comunicandolo ai suoi vicini; questi ultimi si fidano del proprio commilitone e lo seguono, propagando, a loro volta, l’informazione direzionale agli altri del gruppo. In un batter d’occhio lo stormo cambia rotta, e chi era defilato, apparentemente escluso agli occhi degli uomini, viene a trovarsi, forse inconsapevolmente, nella posizione di leader, di capo voga, di condottiero. Ma agli uccelli poco importa tutto questo, non devono dimostrare niente a nessuno, non occorre che raggiungano un posto di onore nel loro viaggio, la loro meta è ben diversa, devono raggiungere la loro terra… e così, al successivo cambio direzionale, lasciano il posto a un altro vogatore.
È questo un fenomeno organizzato senza alcun organizzatore, che massimizza i vantaggi dei singoli membri minimizzandone gli svantaggi, ottimizzando il loro consumo di energie e aumentandone il livello di sicurezza. La moderna statistica, l’ingegneria aeronautica avanzata, i più recenti modelli sociologici, sono strumenti troppo limitati perché descrivano fino in fondo questa meravigliosa manifestazione della natura. Al cospetto di questo spettacolo impressionante, gli scienziati di tutto il mondo restano affascinati e nello stesso tempo non riescono a dare spiegazioni complete a questo fenomeno, ma un piccolo fanciullo probabilmente si esprimerebbe così: “Papà, papà, lo sai che gli uccelli quando volano sono uno…”.
Anche noi, Chiesa del Signore, siamo uno, siamo un solo corpo. Non parlo di una comunità, o di chiese che afferiscono a una certa denominazione. Parlo dei riscattati dal sangue di Gesù, salvati per grazia, ieri ingabbiati nel peccato, oggi liberi di viaggiare verso il cielo. Non so cosa tiene legato un uccello al suo compagno, ma certamente ciò che ci avvicina al nostro prossimo in Cristo è l’amore, la stima reciproca. Quando manca quella, ci stiamo isolando e allora saremo facile preda di chi non viene se non per rubare, uccidere e distruggere. Noi tutti siamo fratelli, compagni di viaggio, commilitoni, non in nome di una visione politico-religiosa, ma in virtù del vincolo dell’amore divino che ci unisce in un sol animo, un solo sentimento, senza spirito di parte. Siamo uno, perché due valgono più di uno, solo se sono uno. Se un membro soffre, soffrono tutti con lui, se un membro cresce, crescono tutti con lui. Siamo uno nella gioia e più che mai nella distretta.
Siamo uno, con i nostri tanti difetti. Siamo uno, pur sopportando incomprensioni e ferite. La stima che ci unisce è più forte del vento della delusione, dello scoraggiamento, del dolore. Siamo uno, non possiamo non esserlo. Non è uno slogan, né un distintivo, né tanto meno una chimera. Siamo uno, siamo la Chiesa di Dio, un’unica entità in una sola identità, quella di Cristo il Signore.

Domenico Sorrentino


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