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venerdì 11 maggio 2012

Nel blu dipinto di blu



Alzo gli occhi al cielo, mi stacco dal rumore quotidiano e mi proietto, come in un sogno, verso l’alto, lì dove i confini spariscono e ci si sente immersi in qualcosa che assomiglia all’eternità.
Isaia dice: “chi mai son costoro che volano come nuvola, come colombi verso il loro colombaio? Sono le isole che sperano in me…”.

Ed è così che sulle ali della mia immaginazione vedo con gli occhi della fede la chiesa del mio Gesù; un insieme pulsante di vita, ognuno con il proprio compito, in un armonioso brulicare dove c’è posto per tutti, dove il lavoro del singolo ha valore ma produce effetto solo se è fatto insieme ad altri e per gli altri, in un meraviglioso equilibrio che, essendo io limitato ed imperfetto, provo a spiegare.
Un aereo che si stacca dal suolo e punta verso l’alto, si alza, vira, prende la sua rotta e tutto ciò perché è costruito con estrema precisione, dove dalla più piccola spia alle parti più grandi, tutto è importante, tutto deve funzionare perché il volo rimanga sicuro.
Un edificio la cui costruzione non è ancora finita, dalla pietra angolare che è Cristo Gesù, si spinge verso il cielo. Ogni singola pietra è importante e la sua stabilità dipende da tutti, la pietra nascosta, quella più piccola, quella dall’apparenza più rozza e meno lavorata è importante tanto quanto quella in gran mostra del pinnacolo o della grande finestra.
Una linfa vitale percorre tutte le parti di questo corpo, è l’Amore di Gesù, senza di esso niente avrebbe senso, niente avrebbe vita, la morte avrebbe vinto la sua battaglia.
Per questo amore e con questo amore, Gesù dona e ci chiama.
Nella lettera scritta ai Romani c’è una bellissima descrizione dei tanti doni preparati e delle tante chiamate per ogni singolo credente. In quella scritta ai Corinzi il messaggio è chiaro: il corpo di Cristo è uno e vincente se ogni singolo credente esercita la propria chiamata; nessuno si reputi migliore e primario, ma con pari dignità ed importanza, proiettiamoci verso quella via che è chiamata la via per eccellenza.
Tanti fratelli e sorelle con il loro silenzioso e laborioso lavoro sono un esempio di ubbidiente e consacrata chiamata.
Nella mia esperienza professionale ho scoperto quanto sia importante quella silenziosa e personale assistenza per un’anima sofferente; quale forte input alla vita possa produrre; un fatto, questo, sperimentato e documentato in campo medico-assistenziale per le tante relazioni tra soma e psiche.
Con la scienza si può correre, ma è la fede che ti fa volare.
Quello che so per certo, è che Gesù chiama ancora alla vita e dona ancora alla Sua chiesa tutto ciò che porta alla salvezza, in vista di quel meraviglioso giorno in cui con voce d’arcangelo e tromba di Dio, Lui verrà e la chiesa si alzerà in volo verso il cielo… con Lui per sempre, nell’eternità.

Umberto Manna


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