ChristianLifeStyle a 360°

FACEBOOK     YOUTUBE     PHOTOBUCKET     WORSHIP     CONTACT


venerdì 11 maggio 2012

Houston: addio o "arrisentirti"?



A chi non è mai successo di emozionarsi o almeno di essere impressionato all’ascolto di una voce stupenda come quella di Whitney Houston?!

Anche coloro che non sono appassionati di musica soul e gospel o che non hanno nulla a che fare col canto avranno presenti alcuni dei suoi grandi successi, primo fra tutti, lo storico “I will always love you”. Il talento della Houston ha conquistato i cuori di milioni di fans rendendola in pochi anni una delle cantanti più amate al mondo. Ma, prima di diventare una star della musica soul, Whitney è stata una “star” in altro ambito. Ebbene sì, la Whitney diventata così famosa per “il mondo”, è stata fino ad un certo punto famosa per Dio, Colui che le aveva donato quel meraviglioso talento vocale. Nei primi anni ’70 infatti la cantante, allora una ragazzina di 11 anni, è già solista del coro gospel della chiesa battista di Newark, nel New Jersey, che frequenta insieme ai suoi genitori fin da quando è nata. Il coro è diretto da sua madre Cissy James, cantante soul, ed è proprio lei a far avvicinare la piccola Whitney al mondo della musica e a farle coltivare il suo piccolo grande talento.
Già durante la sua adolescenza la giovane canta con la madre nei locali notturni dove viene notata da vari talent scout che le propongono diversi contratti discografici. Anche il padre, John, consapevole del talento della figlia, la sostiene così come ha sempre fatto con sua moglie Cissy. Così nel 1981, dopo il diploma, i genitori decidono di avviare formalmente la sua carriera con il primo di una lunga serie di contratti discografici. A partire da quel momento, seguono numerosi album da solista e un successo sempre più crescente segnato da collaborazioni con moltissimi cantanti e, dopo qualche anno, dal film “Bodyguard- Guardie del corpo”, costruito proprio intorno alla vita della cantante, che ne è la protagonista insieme a Kevin Costner. La ragazzina che lodava Dio con la sua splendida voce nel coro della Newark Church ha ormai scelto la sua rotta, sfondando prima come cantante e poi anche come attrice. Ma quella che per il mondo sembrava una carriera decollata e destinata al successo, comincerà presto a perdere quota...
Nel 1992 Whitney all’età di 30 anni sposa Bobby Brown, cantante R&B, che ama la bella vita nelle sue forme più estreme. È proprio lui a far conoscere alla bella quanto ingenua star il subdolo potere della cocaina. Il loro matrimonio è segnato da litigi, tradimenti e violenze a cui la Houston reagisce tuffandosi nell’alcool e nella droga, cominciando presto ad assumere potenti antidepressivi. Il suo calvario sembra terminare col divorzio, che la cantante si decide a chiedere nel 2006. Dopo la fine della loro relazione la Houston comincia una lunga serie di programmi di disintossicazione ma allo stesso tempo cresce sempre di più la sua dipendenza dagli antidepressivi. Tutte le sostanze che la cantante assume non fanno che deteriorare la sua voce e anche la sua anima; Whitney ha difficoltà ad esibirsi in pubblico ed è costretta a cancellare tantissimi concerti. La sua è un’esistenza ormai in declino e forse la 48enne, consumata anche fisicamente dalle sue vicende personali, comincia ad aspettare la sua fine da un momento all’altro. La sua vita infatti, precipiterà in una morte tragica e improvvisa, nella notte fra sabato 11 e domenica 12 febbraio scorsi, presso un noto albergo di Beverly Hills, poco prima di prendere parte ad una festa in vista dei Grammy Awards. Molte sono le ipotesi avanzate riguardo alle cause della morte, ma quello che è certo è che la cantante sia svenuta a causa di un cocktail di farmaci e alcool e poi annegata nella vasca da bagno della sua camera.
Si sarebbe trattato quindi di un tragico incidente, conseguenza di un fatale errore, dovuto all’ennesimo tentativo da parte della cantante di trovare qualche attimo di serenità cercando di procurarsi “chimicamente” le energie per una lunga serata e per un’altra esibizione. Molte fonti hanno dichiarato che nelle conversazioni avute con i suoi familiari e i suoi amici negli ultimi giorni prima della morte, Whitney citava spesso la Bibbia, cantava gli inni che avevano accompagnato la sua infanzia, parlava spesso di Gesù e della vita nel cielo. Sentiva che la sua ora era vicina e accettava di esibirsi in locali o manifestazioni solo se le veniva data la possibilità di cantare inni gospel con cui lodare il nome del suo Signore. Infatti la sera prima che lei morisse, dopo aver cantato in un locale di Hollywood “Jesus loves me” Whitney avrebbe detto ad un suo amico: “Sto per vedere Gesù, voglio vedere Gesù”.
Infine, il giorno stesso della morte, mentre meditava sul testo della Bibbia tratto dal Vangelo di Giovanni, che parla dell’incontro tra Gesù e Giovanni Battista, la Houston commentava: “E favoloso. Io voglio veramente vedere Gesù”. Di fronte ad un’affermazione del genere non possiamo che porci delle domande. Se Whitney conosceva bene la Verità, se sapeva che Gesù è morto per cancellare i nostri peccati ed anche i suoi, perché in quella camera d’albergo non è riuscita ad arrendersi a Lui, a chiedere a Dio di perdonarla e liberarla dalle sue schiavitù? E se, ignara delle conseguenze, l’avesse fatto poco dopo aver ingerito i farmaci che avrebbero causato la sua morte? Nulla vieta che la celebre cantante, consapevole dei suoi errori, si stesse riavvicinando a Dio nell’ultimo periodo, ma cosa sia realmente accaduto quella notte non potremo mai saperlo. Possiamo solo sperare che, negli ultimi istanti della sua vita, la stanca e vuota Houston che un giorno aveva preso il volo sulle ingannevoli ali del successo, sia tornata per un momento la Whitney che un tempo amava e serviva il Signore e gli abbia chiesto di perdonarla, così da potere realmente “vedere Gesù”.
In ogni caso, se Whitney avesse deciso di usare il suo talento unicamente per Dio, ora non staremmo qui a chiederci se un giorno la rivedremo oppure no. Invece l’unica certezza che ci ha lasciato è una vita spesa alla ricerca del successo... che può essere una condizione facilitante nella vita ma nella nostra società sembra essere necessario per conquistare la felicità. Al contrario noi possiamo dire a gran voce, come ha scritto anche un giornalista credente, che la felicità è in Cristo e nell’uniformità con la Sua volontà. La storia di Whitney Houston ci insegna a non fidarci mai troppo del nostro istinto ma ad affidare i nostri progetti a Dio, ricercando in ogni scelta la Sua guida più di quella delle persone che ci circondano, e chiedendoGli di aiutarci ad usare i talenti che Lui ci ha donato principalmente per la Sua gloria, per spiccare il volo con le Sue ali, con le quali non potremo mai precipitare.

Gabriella Di Lena


Nessun commento:

Posta un commento

Locations of visitors to this page
Pagine visitate:  



Torna in cima alla pagina