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venerdì 11 maggio 2012

Cristo vuole una chiesa che spicca il volo




Quando pensiamo o pronunciamo la parola “chiesa”, siamo soliti attribuirgli significati che nella realtà non corrispondono al suo valore originario. Come per esempio quando indichiamo il luogo dove si svolgono cerimonie religiose o come quando lo utilizziamo quale elemento che da il nome a precise organizzazioni confessionali.

Il vocabolo “chiesa”, comunque, deriva da “ekklesia”, che significa “convocare”. Spesso veniva utilizzato per indicare riunioni ed assemblee anche non cristiane o addirittura anticristiane. Cos’è dunque che rende un’assemblea cristiana o, per intenderci, una riunione di culto nelle nostre chiese, diversa da tutte le altre? La risposta è molto semplice: la differenza consiste in chi governa la riunione e nei membri che ne prendono parte. Infatti, le nostre chiese sono popolate e sono cresciute non per meriti umani, ma semplicemente perché Gesù Cristo ha presieduto queste riunioni per mezzo dei Suoi servi, operando miracoli di salvezza e guarigione. In secondo luogo, poi, i veri membri di questa chiesa, sono riuniti e “assemblati” tra loro, non da una bandiera o una denominazione religiosa, ma dall’amore per Gesù. Ecco che nella Bibbia compare quella meravigliosa espressione: “Or voi siete il corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per parte sua” (I Corinzi 12:27).
Mentre ancora Paolo specifica chi è alla guida di questo corpo: “Egli stesso (Gesù Cristo) è il capo del corpo, cioè della chiesa” (Colossesi 1:18). Una comunità di credenti, riunita nel nome di Cristo, può veramente sperimentare la potenza di Dio, volando alto, sopra ogni problema e afflizione. Non saranno delle mura di una chiesa a renderci persone migliori, ma sarà l’intervento di Cristo nel nostro cuore a trasformare le nostre vite. La contemplazione, non quella fine a stessa, ma quella proiettata alla conoscenza di Dio, conduce la nostra anima verso quelle che definirei le “alture spirituali”. Questo non significa per l’animo umano rifugiarsi nell’ascetismo o nel misticismo, ma voler raggiungere quell’elevatezza d’animo che ci aiuta a trovare quelle alture dove risiede lo Spirito di Dio. Lo Spirito Santo potrebbe albergare tra tutti gli uomini ma il peccato, la malvagità, il frastuono, la confusione, l’immoralità e il disordine della nostra epoca, lo ha “costretto” verso quelle alture dove, però, chi lo desidera può raggiungerlo, con la preghiera e la lettura della Bibbia. La chiesa, intesa come insieme di nati di nuovo, deve dunque “spiccare il volo”, essere in stretto contatto con lo Spirito Santo. Deve saper vedere le sofferenze che altri uomini non vedono; capire bisogni spirituali che ad altri sfuggono; avere sapienza per essere una guida; ricercare il volto di Cristo per predicare la Buona Novella al prossimo.
L’intoppo e il blocco della chiesa avviene laddove c’è una restrizione per l’opera del Signore, quando insomma costringiamo lo Spirito Santo a muoversi solo tra le mura della chiesa, impedendo che la Sua presenza ci accompagni quotidianamente. Insomma il “default” avviene quando anteponiamo la guida dell’uomo alla guida dello Spirito Santo. Non ci rendiamo conto, ma spesso limitiamo l’opera di Dio, a discapito della diffusione del messaggio di salvezza in Cristo. Non dobbiamo permettere al nemico di spezzare questi ali che stesso Dio ci ha fornito. Il mondo offende il nome di Dio, noi invece lo adoriamo e accogliamo nelle nostre chiese tutti quelli che con un cuore sincero vogliono ricercare il volto di Dio, e “spiccare il volo” insieme a noi, verso la Gerusalemme celeste. Certo non ci nascondiamo difetti e mancanze, che talvolta possono fermarci e impedirci di volare, ma con l’aiuto di Dio cercheremo di non ripetere gli errori del passato. Le chiese, ovvero le strutture che popoliamo la domenica e nelle riunioni settimanali, devono essere canali sempre aperti per la comune adunanza. Ho sentito di chiese che sono delle vere e proprie “stazioni evangelistiche”, che hanno continue attività, per i propri membri e per i novelli.
Ci sono alcune comunità che sono aperte anche alle ore 7 del mattino per consentire agli anziani e ai mattinieri di lodare il Signore. So di locali di culto aperti tutto il giorno ed organizzati per l’accoglienza di chiunque vuole avere un luogo per pregare. Ci sono iniziative spontanee di sorelle che decidono di pregare un’intera giornata per l’intercessione. Senza esitare, dico con chiarezza, che questo è il modello di chiesa da seguire ed imitare. Non si tratta di innovare o rivoluzionare, ma di interpretare la volontà di Gesù, di essere e di agire proprio come avrebbe fatto Lui. In tal senso, recentemente, ho fatto delle esperienze che mi hanno molto formato. Qualche mese fa, si è presentata l’occasione di ospitare a Napoli il fratello Nicola Legrottaglie, noto calciatore, mio caro amico, per un incontro giovanile a Napoli.
Nell’organizzazione dell’evento mi sono posto, come del resto tanti nella mia chiesa, degli interrogativi leciti: è opportuno farlo in chiesa? Dopo tanto lavoro organizzativo, e magari lo scetticismo di alcuni, ne sarà valsa la pena? Devo dire che Dio ci ha smentiti, tutti. Mentre organizzavo l’evento insieme ad altri fratelli della mia chiesa, cercavo di prendere esempio dalla tranquillità e serenità del mio pastore, che mi ha dimostrato che quando si ha una visione ben chiara sul da farsi, bisogna crederci, fino in fondo, senza dare troppo peso alle chiacchiere. Ora io non sapevo dal punto di vista organizzativo cosa sarebbe venuto fuori, ma ero sicuro però dei contenuti che Nicola avrebbe espresso, del messaggio evangelistico che potevamo dare all’assemblea, per l’occasione piena di novelli.
Ho pregato il Signore, accantonato tutte le indecisioni e timori, per fare spazio allo Spirito di Dio nel mio cuore. La mia richiesta era una sola: “Signore stasera la tua chiesa deve volare alto!” La riunione si tenne alle ore 21:00 di una domenica sera, dopo l’orario di culto. L’attesa cresceva, così come forse le perplessità di alcuni, ma il Signore tramite gli interventi telegrafici di due giovani che avevo invitato a parlare e il coro dei giovani della chiesa di Napoli, che ha cantato maestrevolmente alla gloria di Dio, aveva ben preparato il terreno. Tutta l’assemblea aveva colto le parole introduttive del pastore Davide Di Iorio, che all’apertura dell’evento aveva precisato che per la chiesa ogni occasione è buona per predicare l’Evangelo, testimoniare della Sua potenza e predisporre il locale perché questo avvenga nel migliore dei modi. Prima di invitare Nicola sul palco, feci una precisazione. Sottolineai come al di là di tutti, non stavamo celebrando un uomo, ed inoltre tutte le fatiche per l’organizzazione dell’evento sarebbero state vane, se non ci fosse stato un potente messaggio del Signore.
Quando Nicola iniziò a parlare, l’attenzione era al massimo, si sentiva la presenza di Dio. Saltò ogni schema e domanda che avevo preparato, perché praticamente Nicola Legrottaglie fece una predica. Non eravamo dietro un pulpito, lui era senza giacca e cravatta, non avevamo seguito uno schema liturgico, ma ad ogni modo Dio si fece sentire, eccome! Dovetti interrompere Nicola solo perché il tempo era scaduto e non potevamo lasciare la sala senza un momento di adorazione e preghiera, che ebbe un grande impatto e fu di grande consolazione per tanti nella chiesa. Ho raccolto il compiacimento e le soddisfazioni di tanti. Su tutti, però, voglio riportare quello di un mio giovane amico e fratello in Cristo, che mi disse di essere venuto all’incontro conmolte perplessità, accompagnato però da suoi due amici non convertiti. Mi ha confessato non solo di aver apprezzato la serata ma di essere stato molto benedetto dal Signore nel vedere i suoi amici ascoltare impietriti Nicola Le Grottaglie mentre spiegava cosa significasse la “conversione” con molte perplessità, accompagnato però da suoi due amici non convertiti. Mi ha confessato non solo di aver apprezzato la serata, ma di essere stato molto benedetto dal Signore nel vedere i suoi amici ascoltare impietriti Nicola Legrottaglie mentre spiegava cosa significasse la “conversione” e poi di vederli con occhi chiusi e con le mani alzate pregare il Signore! Ci sono stati attimi in quella serata, come avviene in un culto, in cui veramente sembrava che l’assemblea, la chiesa tutta, volasse alto, verso il Signore Gesù.
Ho raccontato questo episodio, perché tutti noi considerassimo la necessità di essere strumenti per la gloria di Dio, attraverso ogni occasione che ci viene presentata. Una chiesa rinchiusa nelle proprie mura non porterà così tanti frutti come una chiesa che si apre al proprio quartiere e alla società. Non per portare il mondo nella chiesa, ma per portare quello che predichiamo nella chiesa, nel mondo. Ricordiamoci però che se una chiesa ha delle ali per volare, non mancheranno ostacoli ed impedimenti, che renderanno difficile la nostra vita cristiana, e che ci vogliono far atterrare bruscamente per porci lontano dalla presenza di Dio. A questo punto però, consapevoli che esistono della ali indistruttibili e divine, sotto le quali trovare protezione, esclamiamo come il salmista Davide: “Abbi pietà di me, o Dio, abbi pietà di me, perché l’anima mia cerca rifugio in te; e all’ombra delle tue ali io mi rifugio finché sia passato il pericolo” (Salmo 57:1).

Alessandro Iovino


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