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sabato 19 novembre 2011

Mission Impossible?



Spesso capita di incontrare uomini e donne chiamati a sostenere delle criticità, delle difficoltà inimmaginabili. Talvolta queste situazioni trovano la loro radice in una condizione fisica, congenita o sopraggiunta. In entrambi i casi le sofferenze che si creano nella psiche della persona sono inenarrabili, molte volte alla precarietà di questi equilibri interiori si affiancano anche dei contesti sociali che contribuiscono ad esasperare lo status morale di chi si ritrova in quella fornace accesa sette volte più dell’usuale: “Il centro del fuoco” di cui parla Orian, capo degli Oglala Sioux.

Quando in maniera corrosiva le limitazioni fisiche si riflettono anche sullo spirito causandone il lento spegnimento, si piomba in condizioni che non prevedono cure di “antidolorifici” efficaci e spesso per anestetizzare le proprie lacerazioni si sceglie la via dell’evasione fuggendo in una dimensione alternativa seppur fittizia. Chiudendosi in un mondo virtuale, ci si arrocca in atteggiamenti, almeno per gli altri, sbagliati e spesso scatenanti ilarità e derisione. Ripetutamente ci si domanda se effettivamente sia credibile e allo stesso tempo desiderabile sopravvivere... vivere, poi, sembra quasi una missione impossibile!!! Eppure il cristiano è imbattuto dal fuoco. Imbattuto nonostante tutto! Se è vero che la fiamma può incendiare, può pure riscaldare. Può carbonizzare, ma può anche illuminare. Cristo ci concede il potere e la libertà di “gestire” la nostra sofferenza con saggezza, in vista di un bene maggiore. Sembra paradossale riuscire a padroneggiare e domare un fuoco devastante così come lo è pensare di condurre al bene un dramma fisico! Ciò nonostante la promessa biblica è chiara: “tutte le cose cooperano al bene” dei figli di Dio.
Riflettendo sulle ripercussioni di un handicap è difficilissimo negare la possibile esposizione  ad inibizioni e complessi. Tuttavia la sofferenza maggiore è la condizione di solitudine, l’essere soli nella fornace! La presenza del Signore rende sopportabile il dolore ma soprattutto riempie il lacerante silenzio, l’insostenibile assenza e la desolante incomprensione partoriti dalla diversità di cui ci si accorge essere portatori. Ciò è significativo per l’infermo ma anche per il sano, per il singolo ma anche per la comunità: come i tre uomini furono legati è gettati insieme nel fuoco, siamo chiamati ad offrire la nostra compagnia, a legarci all’altro nel centro del fuoco ed, allo stesso tempo, a non rifiutare il coinvolgimento dei fratelli nel “nostro” dolore, certi che “l’essere insieme nella fornace” renda il fuoco meno cocente. Ma la soprannaturale grazia dell’amore non si limita ad una mera azione consolante! Essa prende vita quando due o tre si uniscono nel nome di Gesù perché egli è in mezzo a loro , e sboccia nel «bene perfetto» poiché il Figlio di Dio si mostra e si fa carico di ogni male rendendoci “a prova di fuoco”! «Ecco, io vedo quattro uomini, sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, senz’aver sofferto danno alcuno; e l’aspetto del quarto è come quello d’un figlio degli dèi» . L’etica della sofferenza come vissuto collettivo, contraddistingue la realtà evangelica mondiale. C’è da essere  fieri di appartenere ad un popolo che sa di essere un corpo solo, un popolo che avverte la sofferenza del singolo come sofferenza di tutti, un popolo che vive la gioia di uno come la gioia dell’intero organismo. La posizione del cristiano rispetto al proprio handicap diventa “follia per il mondo”, noi non andiamo a Dio affermando la grandezza della nostra sofferenza, ma dichiariamo “alla nostra sofferenza” la potenza del nostro Dio.
Una delle numerose conferme della fedeltà di Dio è la testimonianza resa da Cristiane Nick Vujicic, primogenito di una famiglia serba cristiana, nato a Melbourne, Australia con un rara malattia genetica: la tetramelia. Nick è privo di arti, senza entrambe le braccia, e senza gambe eccetto i suoi piccoli piedi, uno dei quali ha due dita. Non avrebbe potuto frequentare la scuola tradizionale a causa del suo handicap, eppure, fu uno dei primi studenti disabili a frequentare una scuola ordinaria. Ha imparato a scrivere usando le due dita del suo “piede” sinistro, con un dispositivo speciale che si aggancia al suo grande alluce. Ha anche imparato ad usare un computer ed a scrivere usando il metodo “punta tacco” (come mostra durante i suoi discorsi), lanciare palle da tennis, rispondere al telefono, radersi e versarsi un bicchiere d’acqua . Ciò che ha più importanza però è la sua esperienza di nuova nascita! Preso di mira dai bulli della scuola, Nick diventò estremamente depresso, ed all’età di otto anni, pensava al suicidio ma dopo aver supplicato Dio di fargli crescere braccia e gambe, comprese che le sue condizioni erano di ispirazione per molte persone, e cominciò a ringraziare il Signore di essere vivo. Oggi regolarmente viaggia di paese in paese per parlare a congregazioni cristiane, scuole, meetings aziendali. Ha tenuto discorsi a più di due milioni di persone fino ad ora, in dodici paesi di quattro continenti. (Africa, Asia, Oceania, e America Settentrionale). La disperazione e l’angoscia legati alla sofferenza fisica possono impedire al cristiano di godere lo spettacolo della gloria di Dio che si manifesta pienamente nella debolezza ma provando a spingere lo sguardo oltre il visibile, egli può accorgersi di essere, si al centro di un fuoco, ma allo stesso tempo al centro di un piano benefico che richiede la sua attiva partecipazione legandolo a Cristo ed ai suoi fratelli

Daniele Di Iorio


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