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sabato 19 novembre 2011

La cosa difficile



Mi sono sempre chiesto quale sia la differenza tra “facile” e “difficile”.
La prima cosa che mi viene in mente al pensarci, forse anche dovuta ai miei trascorsi scolastici, è il “dividere” le materie in fase di interrogazioni: le prime erano quelle per me “facili” perché mi piacevano;  le più “difficili”, che meno capivo o che meno volevo capire perché proprio non mi andavano giù (MATEMATICA per il 90% degli studenti!), erano invece sempre programmate come ultime.

Però poi, se ci penso bene, c’erano anche ragazzi che facevano esattamente l’opposto, ossia togliersi prima e subito le materie più “pesanti” per poi proseguire il cammino in discesa, con quelle a loro più gradite.
Quindi, tirando le somme, ho capito che una cosa è facile o difficile in relazione a come la si affronta e questo varia da persona a persona.
Rapportandoci alla vita, a chi non piacerebbe avere una bella casa, una bella famiglia, un lavoro comodo ed economicamente soddisfacente, avere il tempo per servire Dio e gli altri, insomma stare senza problemi e difficoltà materiali, pesi morali e dell’anima? Sarebbe bello, no? Certamente, bello, bellissimo… ma forse sarebbe troppo facile!
Come, del resto, è facile tirare un pugno a chi ti provoca, rispondere con parolacce a chi ti dice parolacce, fare il cascamorto con una ragazza che ti fa gli occhi dolci, prendere un portafogli con pezzi di carta pieni di zeri trovato a terra, andare su tutte le furie quando tutto intorno a te va male, oppure arrendersi quando capisci che è “un gioco troppo grande per te”.
La cosa che ci sembra più facile fare quando tutto ci gira per il verso sbagliato è dire o pensare “Signore, non lo posso fare, non lo faccio, sono fatto così, lo sai…” ed abbandonare la battaglia quindi, metaforicamente trapassiamo il calice della vita, preferendo la debolezza, l’autocommiserazione, la sconfitta.
Diciamoci la verità, fa comodo a tutti non cadere proprio, anziché cadere svariate volte e rialzarsi… cadere in abbattimento, arrendersi, è la cosa più comoda che ci possa essere, perché approfittiamo delle nostre poche forze per declinare l’impegno. È una scusa semplicissima, troppo comoda, troppo facile…
Viceversa, è difficile mantenersi calmi in una discussione senza eccedere in linguaggio o “maneggio”, rinunciare ad una amicizia che ti piace perché ti rendi conto che non fa per te, mantenersi fermi nelle decisioni prese per Gesù anche quando si è in tentazione, restare tranquilli e sereni anche in situazioni delicate quando perfino il Signore sembra ti abbia voltato le spalle ed è DIFFICILISSIMO, quando si chiede una cosa al Signore, attendere la Sua volontà o addirittura metabolizzare un “NO” senza chiederGli perché, giusto?
Ma allora, mi chiedo, voglio essere un cristiano, quindi appartenere a Dio in ogni cosa, o solo quando mi conviene? Il Signore è nostro Padre anche quando permette degli ostacoli e non solo quando ci fa camminare in discesa.

Se sei un figlio di Dio, dell’unico Dio, allora REAGISCI! RIALZATI!! COMBATTI!!! Siamo chiamati a questo…
Nessuno dice che nell’accettare Gesù e vivere una vita cristiana ci sia la garanzia che tutto fili liscio, anzi è proprio nelle difficoltà che si vede il nostro attaccamento a Dio, la fede in Lui e, soprattutto, la sincerità del cuore nell’amarLo e servirLo come Padre, sempre e comunque, senza stare a scegliere ciò che a noi piace, ma bensì quello che a Lui piace e che serve per farci crescere e migliorare con Lui, con noi stessi e, di conseguenza, con gli altri.
Io penso inoltre che in alcuni casi (me compreso) c’è la tendenza a considerare i problemi più grandi di quelli che in realtà sono. In altri invece realmente ci troviamo in situazioni complicate, avverse, difficili, ma abbiamo dalla nostra il privilegio di avere un “paracadute spirituale” che si chiama Gesù Cristo.
Anche Lui a suo tempo è stato messo in seria difficoltà, tanto che chiese al Padre di poter evitare la crocifissione. Poteva fuggire, magari sarebbe stato chiamato a morire qualcun altro… qualche angelo come Gabriele… chi gliel’avrebbe impedito? Sarebbe stato facile fare una scelta del genere, cioè togliersi dai “buffi”, ma adesso non staremmo parlando dell’Amore più grande che ci possa essere, del gesto di carità che ci ha aperto le porte del Cielo…
Riflettiamo bene, l’andare in cielo è una salita, già questo ci fa capire che non sarà una passeggiata comoda, ma il fatto che sia su, in alto, ci indica dove dobbiamo guardare quando ci troviamo ad affrontare problematiche.
Solo guardando a Dio e chiedendoGli l’aiuto necessario, miracolosamente i nostri ostacoli diventeranno occasioni di ringraziamento a Lui; tra l’altro è scritto nella Bibbia, che “ampia è spaziosa è la via della perdizione e molti camminano per essa, mentre stretta ed angusta è la porta per la vita eterna, ma pochi vi entreranno”, in poche parole “scendere all’Inferno è facile, salire verso il Cielo è difficile”.
Amici cari, non lasciamoci scoraggiare troppo facilmente dal nemico e non permettiamogli di “sfiziarsi” con le nostre vite in maniera quasi automatica; le difficoltà ci sono, ci devono essere in alcuni casi, ma possiamo stare tranquilli che, come dice Paolo ai Corinzi “Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati, ma non uccisi!”; traducendo in maniera “attuale napoletana” diremmo “o’ cristian’ s fa sicc, ma nun mor!”. Possa Dio continuare a benedirci!
    
Emilio Sabatelli

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