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sabato 19 novembre 2011

Due ore per soffrire, una vita per amare



Spesso mi chiedo come si può raccontare la bontà del Signore, la Sua  fedeltà, la Sua misericordia, la Sua pace e la Sua pietà che ha avuto verso  di me. Mi riesce difficile descriverlo in poche righe perché Dio è veramente grande per me, posso affermare con certezza che Gesù è la mia speranza, sempre. Ho visto nella mia vita la Sua fedeltà, da quando l’ho incontrato sul mio cammino l’anima mia ha avuto sempre più bisogno del Signore. Anche nelle difficoltà ho avuto bisogno dell’amore di Dio, e quando lo invocavo Lui mi ha sempre risposto, è stato pronto a darmi un incoraggiamento, e con Dio ho avuto, e tutt’oggi ho, un rapporto personale come quelli che si hanno con le persone comuni. È meravigliosa la Sua presenza, specialmente in certe situazioni complicate della vita. Nella Bibbia, nel libro dei Salmi, ho sempre considerato quei passi che affermano che “Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà”; e questa è  una realtà  che ho sperimentato sempre nella mia vita, non mi sono sentita mai abbandonata, tante sono state le  difficoltà che ho  avuto  durante la mia  vita, ma  in particolare  ricordo   quella di  sette anni fa, che mi cambiò  la  vita. Mi trovai a vivere una brutta situazione e Gesù è stato al mio fianco, ha salvato la mia vita perché stavo morendo insieme a mio figlio.

Ero incinta del mio secondo figlio, quando al sesto mese di gravidanza ho avuto il distacco di placenta e sono dovuta correre subito in clinica dove, appena arrivata, ho perso i sensi. Dopo una lunga rianimazione, mi sono ritrovata in sala operatoria dove ho avuto un taglio cesareo d’urgenza: non ci fu  nemmeno il tempo di aspettare il mio medico, infatti mi operò un dottore che quel giorno era di turno, il quale senza esitare, mi disse: “Sei arrivata in tempo in clinica perché stavi andando in setticemia,  se c’era il passaggio a livello chiuso non so cosa ti sarebbe successo”. I medici non sapevano che al mio fianco avevo comunque un potente Salvatore come Gesù che era pronto ad intervenire in maniera “speciale”. I medici non lo potevano vedere perché il Signore abita nei nostri cuori. Quando mi svegliai dall’anestesia, mi raccontarono cosa era successo e che non si sapeva se sarei mai riuscita a vedere il bambino. Rimasi ricoverata una settimana mentre il bambino fu trasferito da un’altra parte, e  quando uscii dalla clinica lo andai subito a vedere: era in terapia intensiva in un’incubatrice, tutto nudo con un cappellino bianco in testa, era  piccolissimo pesava 1.610gr e, come se non bastasse, poi ebbe il calo fisiologico, arrivando a pesare 900g. Aveva  un pannolino che si prendeva tutto il corpo, mentre un filo che entrava nel suo minuscolo naso, era  mantenuto da un nastro adesivo che ogni volta che le infermiere glielo cambiavano gli procuravano la forma del cuore nel suo piccolo viso.  Vi lascio immaginare: il suo viso non si vedeva più, e aveva le mani legate per non farsi tirare i fili, faceva tenerezza. Quei macchinari che aveva attaccati suonavano sempre e facevano spesso palpitare il mio cuore perché lui si muoveva in continuazione. Le infermiere dovevano correre per controllare e per verificare. Da quel momento rivolsi delle profonde e lunghe preghiere al Signore: gli presentavo il mio bambino con le sue difficoltà, per me era  importante riporre nelle mani del Signore la vita di mio figlio, perché sapevo che da Lui veniva  la vita. Dentro di me sapevo di non temere perché l’opera Sua si doveva manifestare su mio figlio, ed io con questa promessa sono andata avanti in quei giorni veramente particolari. Oggi tanti conoscono il piccolo Nando e vedono con i loro stessi occhi che il Signore è all’opera nella sua vita, ma non possono sapere quanti miracoli aveva già operato quando era più piccolo. Magari non tutti hanno sentito testimoniare della sua storia, di quello che Dio ha fatto per lui, per questo voglio raccontare a tutti quello che il Signore è capace di fare. 
Ci sono tante persone intorno di noi che pensano che Dio è morto sulla croce e non è vivente, ma desidero raccontare che Dio è all’opera ancora oggi. Voglio far sapere che chi prega con tutto il cuore, può essere sicuro che le sue preghiere sono ascoltate da Dio. Molti, come prima dicevo, pensano che Nando sia un bambino che di natura è nato con dei problemi. Invece era un bimbo che stava bene,  le difficoltà le ha avute appena nato, le sue prime ore di vita sono state per lui  sofferentissime, quando è nato non ce la faceva a respirare da solo, perché  era molto piccolino essendo nato prematuro. Non aveva ancora i polmoni formati bene e la clinica dove ho partorito non era attrezzata per i bambini che nascono  prematuri e non lo hanno  potuto trasferire subito in incubatrice. In quel momento è arrivato l’aiuto divino di cui Nando aveva bisogno: la forza di lottare per la sua vita. Il Signore è buono e generoso, perché me lo ha guardato. Infatti clinicamente i medici lo ritenevano morto, Dio no. Egli era, ed è,  l’unico a decidere della sua vita; perciò per noi è stato un miracolo di Dio, il bambino è stato come risuscitato, Dio gli ha dato la forza di lottare e di resistere fino all’arrivo dell’ambulanza che arrivò dopo due ore. In questo infinito e fatale spazio di tempo, il bambino ebbe un danno neurologico: la   mancanza di ossigeno che ebbe  al cervello gli provocò un’asfissia celebrale. Da allora fu ricoverato all’ospedale Monaldi dove nel corso del ricovero il bambino faceva gli alti e bassi, ogni giorno potevamo visitarlo per poche ore soltanto e  vederlo solo dall’incubatrice. Ricordo che poi c’erano i colloqui con i medici  dove  ogni  giorno mi dicevano che le sue  condizioni erano stazionarie. Non si sapeva nulla di più, e infine mi ricordo degli  incontri con la psicologa, che cercava di  incoraggiarci ad essere forte per il bene del bambino. Sono state settimane pesanti, e a volte anche scoraggianti. Alla fine quando il suo peso fu discreto, uscì fuori pericolo, e quando riuscì  a respirare senza l’aiuto dell’ossigeno  dopo due mesi di ricovero, me lo  portai a casa con un carico di problemi. Questa fu la sua diagnosi, in breve, rilasciata dall’ospedale Monaldi:
Ferdinando si dimette il 25 Novembre del 2003 all’età postnatale di 2 mesi e 10 giorni con il peso di 3.200g con diagnosi: ernia ombelicale, instabilità posturale, movimenti in blocco, ipertono agli arti, rischio anossico neonatale, di stress respiratorio da malattie polmonari, infezioni della pelle a causa  delle ferite, malattia polmonare cronica, perfusione mediocre (sangue), accumulo di liquidi al  palmo mano sinistra per effetto della coagulazione, lesione da taglio di circa 1 cm al ginocchio sinistro, reflusso gastro-esofageo, intolleranza alle proteine del latte vaccino, anemia, angioma palpebrale,  leuco malacia cistica peri ventricolare occipitale bilaterale.
Quest’ultima patologia è difficile anche solo a pronunciarla, figuriamoci a capirla! Quando chiesi che cosa significassero queste parole, mi spiegarono che la mancanza d’ossigeno che Nando aveva avuto, gli aveva provocato la perdita  di alcune cellule celebrali dietro al cervello: non si sapeva con il tempo queste cellule se fossero ricresciute e in che modo. Mi dissero anche che il bambino man mano  che cresceva  avrebbe avuto evidenti difficoltà: la prima poteva essere un ritardo psicomotorio e cognitivo la seconda quella di essere condannato per sempre a vivere su una sedia a rotelle. Quelle parole furono dure da ascoltare e difficile da accettare, e posso dire che non fu facile perché i problemi da affrontare erano tanti, perché iniziava una lunga strada, ma con me c’era anche Gesù che era più grande dei miei  problemi. Cristo è stato il mio supporto, l’aiuto giusto di cui avevo bisogno, solo Lui poteva mettere pace e serenità nel mio cuore. Avevo conosciuto Gesù da un paio di anni e quella poca fede che avevo mi ha aiutato tanto. Avere fiducia in qualcuno che ti dava forza come il Signore era una marcia in più, una beata consolazione. La preghiera rappresentava un sollevamento per me,  perché mi metteva nel cuore sempre la certezza che mio figlio, un giorno, sarebbe guarito perché Dio lo avrebbe fatto personalmente. La Sua Parola metteva sicurezza in me, i miracoli di guarigione  che Lui faceva, li poteva fare ancora senza problemi, solo che voleva la mia ubbidienza ed era necessario che Lui fosse al primo posto nella mia vita. Posso dire che la fede mi ha aiutato tanto ad andare avanti e ad affrontare  le difficoltà. È importante credere nella Bibbia, infatti Essa afferma che “la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono” (Ebrei 11:1). Sette anni fa non potevo sapere mio figlio come poteva essere, però per fede ho creduto nella bontà del Signore. Egli è un Dio fedele, perché ho visto realizzata  una promessa che Gesù mi fece tanto tempo fa,  posso dire che la maggior parte dei problemi che aveva mio figlio, oggi  non ci sono più: il Signore lo ha guarito. Ricordo che aveva un’ernia ombelicale  molto grande, tanto da fare impressione. I medici dissero che entro il primo anno di età si doveva operare, ma non ci fu bisogno perché Dio operò prima di loro, l’ombelico se ne rientrò da solo. Dio lo ha guarito da un’anemia, dall’intolleranza alimentare e da una malattia polmonare cronica. Quando gli veniva  l’influenza per lui era un problema perché si affaticava a respirare, aveva i polmoni deboli però Gesù lo guardava anche di notte: la Sua parola dice “Egli non dorme e non sonnecchia” ed era vero perché mentre io dormivo Lui lo guardava e quando mio figlio aveva bisogno di me durante la notte, era Gesù che  mi svegliava e lo fa ancora adesso: infatti all’improvviso mi svegliavo di soprassalto proprio come se qualcuno mi toccasse e da lì mi accorgevo che Nando stava in difficoltà respiratorie. Posso affermare che “ho un Dio grande con me”. Adesso ha solo dei problemi motori, in particolare nelle gambe, che stiamo risolvendo con tanta fisioterapia. Fino a cinque anni Nando gattonava, poi iniziò a camminare con un deambulatore, ma per breve tempo, adesso riesce a camminare  anche da solo per brevi tratti. Per il resto è un bambino molto intelligente e capace di fare molte cose da solo; lo teniamo sempre in cura a Roma e a Napoli per migliorarlo sempre di più con l’aiuto di Dio. Ricordo le parole di una dottoressa quando lo vide poco tempo fa. Mi disse che nonostante tutte le sofferenze comunque avevo reso un bambino felice, io gli risposi che non era forza mia, ma era opera del Signore che ci ama e vuole il nostro bene, perché Egli onora quelli che lo onorano. In tutto questo tempo ho pensato di più a servire il Signore, ad andare in chiesa e a lodarlo, senza lamentarmi per i problemi che avevo: Nando sta nelle mani di Dio e non mi preoccupo, chi meglio di Lui può guardarlo. Per me il problema nasce quando non sento più la presenza di Dio nel mio cuore, allora mi devo preoccupare perché non starei più bene, senza Gesù non saprei più combattere, non riuscirei più a controllare la situazione che vivo, perché c’è ancora altro cammino da fare ed io voglio il Suo aiuto. Amo Gesù e Nando, anche se è piccolo, comprende che Gesù gli sta vicino e lo protegge. Ogni sera lui fa la sua preghiera e prega per tutti i bambini malati, e poi per se stesso. Nonostante tutto il Signore ci ha realizzati nella vita, posso dire che non c’è sofferenza in noi, abbiamo la pace dentro il cuore, siamo contenti di vivere con Gesù, Egli non ci fa mancare il suo amore e la sua benedizione, anche se le difficoltà non mancano le affrontiamo con il suo aiuto, perché senza Gesù non siamo niente. Nel corso delle visite in ospedale che ho fatto, ho visto tanti bambini che avevano le difficoltà come Nando e i genitori che non erano tanto sereni: si vedeva da come parlavano. Spesso si appellavano a tanti stratagemmi ma c’era nei loro volti sempre grande delusione. Io ringrazio Gesù perché ho scelto Lui che è l’unico mediatore tra Dio e l’uomo.  
Le parole di un canto che ha scritto una donna nella mia chiesa  dicono:

“Quello che Tu Signore mio,
hai fatto per la vita mia,
io non potrò dimenticarlo finché vivrò,
l’amore tuo, la tua pietà,
la tua preziosa compagnia, il tuo calore,
la tua presenza che tesori sono
che hai donati a me,
è un eterno segno d’amore.
Ora son qui a ricordare quella gioia
che mi hai dato
quando delusa e scoraggiata
invocavo il tuo aiuto.
Si io lo  so, che Tu Signore,
ascoltavi la voce del mio cuore,
e sto cercando con il mio canto
di trovare le parole per dirti grazie
di tutto ciò che hai fatto per me Gesù.  
Come avrei sperato, come avrei lottato,
come avrei vinto senza di Te,
spererò in te solo, con te lotterò
e nel tuo nome io vincerò,
voglio ringraziarti e per sempre amarti
con tutto il cuore oh mio Gesù”.

Queste parole le voglio dedicare a Colui che un giorno si è manifestato nella mai vita, a Colui che io prima non sapevo che esistesse, ma che  ora vive con me: Gesù Cristo.

Nunzia Palmieri

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