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sabato 19 novembre 2011

Amy Winehouse: 27's Club



Sul web sono tanti gli articoli che ripercorrono le ultime ore della vita di Amy Winehouse questa giovane cantante di successo trovata senza vita a ventisette anni nella sua casa al numero 30 di Camden Square. Una frase, detta dalla madre della famosa cantante, ci ha lasciati interdetti. In un’intervista così si esprimeva:
«… la morte di mia figlia era solo una questione di tempo … le sue ultime parole sono state: “Mamma ti voglio bene!”.  Sono parole di cui farò per sempre tesoro».

La morte di Amy Winehouse, per la madre era solo questione di tempo … Ci piange il cuore nel leggere questa frase che è l’espressione di una madre arresa di fronte alla condizione di una figlia che non aveva più la forza di reagire al suo stato di dipendenza da droga, alcol e tanto altro. Continuiamo a chiederci il perché di questa morte così tragica! Come cristiani ci sentiamo a pezzi! Ci chiediamo cosa si sarebbe potuto scrivere oggi sui giornali se Amy Winehouse avesse conosciuto Gesù… cosa avremmo potuto scrivere oggi in questo numero di SL… forse qualcosa del tipo: Mission Impossible… non per Amy! Se solo Winehouse avesse saputo che non era una mission impossible cambiare vita… che una soluzione c’era! La tragedia di questa morte ci porta a pensare a quanti in questo mondo vivono la stessa condizione che viveva Winehouse senza nessuno che possa dirgli che una soluzione c’è! Diventiamo così freddi e scostanti di fronte ad atteggiamenti egocentrici e apparentemente strani di tanti artisti, persone di successo, di tanti ragazzi e giovani non considerando che dietro a quei modi di fare si nasconde un grido di aiuto… un grido di dolore. Quel grido bisogna saperlo scorgere! Gesù l’ha fatto quando fisicamente era sulla terra! Ascoltò il sussulto del cuore di una donna che aveva un flusso continuo di sangue. Ascoltò il grido del cieco nato che voleva guarire. Ascoltò il grido di un padre che aveva una figlia morente. Ascoltò il grido di dolore di una madre che seguiva il corteo funebre del suo unico figlio. Ascoltò il grido di angoscia di una donna che si gettò ai Suoi piedi senza speranza per la morte del fratello. Ascoltò il grido di liberazione di un padre che Lo pregava per il suo figlio tormentato da un demonio. Cuori senza speranza... cuori sospiranti, ma che hanno gridato a Colui che poteva liberarli. Oggi Gesù non è fisicamente sulla terra. Egli in Spirito è presente quando due o tre si radunano nel Suo nome, ma fisicamente è alla destra del Padre e prega per noi. Ci chiediamo allora, come può il Signore raggiungere questi cuori desiderosi di aiuto? A riguardo, un uomo di Dio ebbe dal Signore una grande lezione: si trovava in aeroporto e mentre si avviava verso l’uscita, vide un uomo senza braccia su una sedia a rotelle accerchiato dai suoi nipotini. Fu stupito quando vide l’espressione di quell’uomo che cercando a tutti i costi di voler abbracciare i suoi nipoti, non poteva farlo perché non aveva le braccia. Allora il Signore gli parlò e gli disse: “Io sono come quell’uomo senza braccia. Non posso fisicamente abbracciare quanti hanno bisogno di me … ma posso usare le tue braccia! Posso usare i tuoi piedi per raggiungere quanti sono perduti! Posso usare la tua bocca per portare una parola di conforto”.
Ci sentiamo di pregare così caro lettore che leggi… se vuoi, puoi accodarti a noi: “Signore spingi degli uomini e delle donne a portare una parola di speranza lì dove si aspetta ormai solo la morte … spingi me Signore! Aiutaci ad ascoltare il grido disperato di aiuto di quanti vivono senza una speranza”.

la Redazione del Sunday Life

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