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lunedì 3 gennaio 2011

L'applauso



Applauso significa “ci sono, sono qui, mi hai detto qualcosa, condivido, capisco cosa c’è dietro tutto ciò, non sono stato obbligato ad essere qui... l’ho scelto io!”.
È una sensazione bellissima… sono nei tenori, al centro del coro.
Di fronte a me la platea di fratelli canadesi ed è finito l’ennesimo canto previsto per questo concerto di evangelizzazione.

A fine brano parte l’applauso.
Non si applaude e si guarda altrove… ti guardano negli occhi e sorridono, sembra che vogliano in quei pochi istanti incrociare gli occhi di tutti come per dire:
“Io applaudo tutti, non uno soltanto!”.
“Ci sono. Ti osservo, ti ascolto, mi aspetto qualcosa. So che questo tempo di ascolto finirà, ma per adesso sono qui per te. Forse sei di fronte a me… non mi noti? Adesso ti chiamo. Non con le parole, ma con un applauso”.
“Sono qui di fronte a te. Non solo fisicamente, ma con la mente, con l’anima. Non ci credi? Hai dubbi? Te li tolgo subito. Applaudo!”.
“Mi hai detto qualcosa! Si! Continua, dimmi, parlami, entra nel cuore”.
“Senza nemmeno rendertene conto forse stai pensando: “Ti sto annoiando con le mie parole e con le mie canzoni”, ed il tuo volto si rattrista? No, non pensarlo, non sono parole fatte, noiose perché magari già ascoltate o perché somigliano ad altre dette da altri! So come farti riprendere, so come dissuaderti. Applaudo”.
“Condivido quello che fai, come sei, quello che Dio ti fa dire. Come faccio a dirtelo? Applaudo!”.
“Capisco cosa c’è dietro tutto ciò. Prove, sacrifici, rinunce, stanchezza, domande. Ma che pensi? Che ti guardi avendo altri pensieri nella mente? Io ho bisogno di sapere cosa Dio voglia dirmi e come ha pensato di aiutarmi, ed in questo momento per Lui stai parlando tu. È di te che ho bisogno! Il mio applauso non è solo un riconoscimento! È richiesta. È preghiera!”.
Verrà un giorno quando dovrò dire insieme a tutti i miei fratelli a Gesù: “Ci sono, sono qui, non ti ho visto ma mi hai parlato per una vita intera, hai condiviso tanti anni con me, adesso capisco bene cosa c’è dietro al tuo sacrificio, non sono meritevole di essere qui. È tutta misericordia Tua”.
Sapete come glielo dirò?
Glielo dirò applaudendo!!!

Lucio D’Alessandro

4 commenti:

  1. rivista molto bella, ma con questo articolo non sono assolutamente d'accordo. Durante un cantico, la gloria va a Dio, e quando cantiamo la gloria la diamo a Lui. Quindi, con l'applauso la gloria non viene più data a Dio, ma agli uomini che stanno cantando. L'applauso, significa: "Bravo, bravi...mi è piaciuta la tua voce"...i fratelli che sono nella sala da culto, non sono lì per noi (almeno non lo sono principalmente), ma sono lì per Dio e per ricevere le sue benedizioni!! Facendo anche io parte di un coro, sono gratificato, non quando mi applaudono, ma quando la chiesa viene benedetta tramite il mio canto. Questa deve essere la nostra gioia, non l'applauso!

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  2. almeno questo è il mio pensiero.

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  3. Inginocchiarsi è un atto di sottomissione. Applaudire è un atto di acclamazione, approvazione.
    Entrambe espressioni di uno stato d’animo, di riconoscenza per qualcosa, di compenso.
    Prostrarsi d’avanti ad un personaggio regale è segno di riconoscimento della sua figura, applaudire un’orchestra o un coro è riconoscimento e espressione di approvazione, di piacere nei confronti di una performance.
    Lo stesso significato è applicato se le stesse espressioni si applicano alla personalità di Dio.
    Tutto cambia però quando un’espressione di questo genere che merita Dio, che appartiene unicamente a LUI per la sua onnipotenza, la si da all’uomo o a qualche idolo.
    Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch'io sono un uomo!». (Atti 10:25-26)
    Ora dico: inchinarsi d’avanti ad un re in segno di rispetto o saluto, come nell’antichità, non è peccato mentre lo è se nel mio cuore per tale persona provo adorazione, qualcosa che va al di la del suo ufficio. Piegarsi d’avanti al Re dei re è la cosa più giusta e gloriosa che un uomo possa fare.
    Applaudire un coro per la sua performance canora non è blasfemo, mentre lo è se applaudo in segno di lode o di adorazione divina.
    Applaudire un coro non è peccato, come lo si fa spesso alle recite dei bimbi della scuola domenicale, in segno di approvazione ma applaudire per esaltazione lo è.
    Non sono favorevole per gli applausi alle corali di chiesa non perché non le meritino anzi, per loro provo forte ammirazione nell’ascoltarli ma perché magari a volte ci si può fare confusione, o meglio, qualcuno potrebbe fraintendere ciò che in maniera lecita provo dentro di me.
    Ciò che vorrei fare è applaudire il Signore, quando la mia comunione con lui tende ad assumere una piega sempre più forte in adorazione, in chiesa quando questa magnifica espressione di lode diventa ancora più incoraggiante e di benedizione al sentire lo scroscio unanime di un’assemblea che eleva l’anima verso il trono dell’Altissimo in segno di acclamazione, riconoscenza e sottomissione. Quando dopo una testimonianza sento che Gesù ha liberato, ha guarito, ha operato.
    Ciò che vorrei è che tutti coloro che insegnano la parola di Dio nel nostro paese sentissero il bisogno di integrare una tale espressione e di trasmetterla al popolo di Dio. Ovviamente il tutto nel contesto italiano poiché questo all’estero è considerato una normalità come vuolsi che sia.
    Ciò che bisognerebbe capire è che l’applauso non è blasfemo nel suo essere. Dire sempre le stesse frasi al Signore, raccontare sempre la stessa testimonianza o magari innalzare sempre la stessa preghiera può essere sbagliato perché espressione di uno stato d’animo stanziale.

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  4. "Verrà un giorno quando dovrò dire insieme a tutti i miei fratelli a Gesù: “Ci sono, sono qui, non ti ho visto ma mi hai parlato per una vita intera, hai condiviso tanti anni con me, adesso capisco bene cosa c’è dietro al tuo sacrificio, non sono meritevole di essere qui. È tutta misericordia Tua”.
    Sapete come glielo dirò?
    Glielo dirò applaudendo!!!"

    NULLA DI PIU' ANTIBIBLICO ... meno male che la Bibbia è scevra da queste banalità retoriche da spettacolo televisivo/teatrale/musicae.

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