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sabato 13 novembre 2010

Con Gesù un'altra storia



Le origini
Le mie origini sono campane: sono nato in un piccolo paesino di campagna in provincia di Benevento, figlio di un contadino e di una casalinga… insomma una famiglia molto normale ma anche molto povera. Come tante famiglie che si trasferivano al nord per cercare condizioni di vita migliori, anch’io all’età di due anni mi trasferii insieme alla mia a Torino in un quartiere di immigrati, un ambiente totalmente nuovo per me ma allo stesso tempo mediocremente stimolante perché era un habitat estraneo alle mie abitudini.

Col tempo iniziai ad abituarmi a quella nuova realtà, tuttavia più crescevo e più le persone intorno a me mi facevano pesare il fatto che io fossi un figlio di immigrati – anche perché stranamente io e la mia famiglia non avevamo perso l’accento campano ma parlavamo quel dialetto ancora benissimo – tutto ciò non faceva altro che intimidirmi e mettermi in imbarazzo. Tutto era estraneo per me, vivevo in un luogo che non era casa mia ma allo stesso tempo avevo tanta voglia di riscattarmi a livello sociale in quell’ambiente che non mi apparteneva ma che in qualche modo mi era diventato familiare. Tutto ciò era difficile anche per la mia famiglia la quale doveva fare i salti mortali per mandare avanti noi figli… enormi sacrifici che alla fine non venivano ripagati. Tutto questo inevitabilmente mi influenzava perchè non riuscivo a vedere i miei felici, ma sempre insoddisfatti.

L’adolescenza
Per me si apriva il periodo dell’adolescenza, un periodo di crisi, periodo nel quale cercavo in tutti i modi di evadere da quella realtà che mi opprimeva psicologicamente. Fu così che fumai la prima sigaretta e ciò per me diventò un pò come una valvola di sfogo... arrivai ad un punto che fumavo addirittura la paglia delle sedie, ovviamente tutto questo all’insaputa dei miei genitori che mi avrebbero ucciso se solo avessero saputo. Pur di non stare a casa a respirare quell’aria così soffocante, andai a fare il lavapiatti dove lavoravo fino alle due di notte. Ben presto la sigaretta divenne una vera e propria dipendenza, ormai arrivavo a fumarmi oltre 60 sigarette al giorno, mandando in “fumo” tutti i miei soldi. All’età di quattordici anni, nel pieno della mia crisi esistenziale, decisi di abbandonare la scuola e così nel giro di poco tempo mi ritrovai catapultato nel mondo dei grandi a lavorare nelle fabbriche. Ben presto la mia nuova vita si rivelò troppo dura da sostenere perché, pur di fuggire dagli obblighi domestici, mi ritrovavo schiavo dei miei superiori che non perdevano occasione di deridermi o di offendermi se qualcosa andava storto. Arrivai ad un punto che decisi di farla finita… mi tagliai le vene, gesto di cui mi sono tanto pentito ma che, grazie a Dio, non ebbe l’effetto sperato.

L’incontro
Il 5 giugno 1975, in un caldo pomeriggio estivo mentre ritornavo a casa dal mio turno di lavoro, scorsi un gruppetto di persone proprio sotto il bar vicino la mia abitazione e un giovane, sui trent’anni, che discorreva con gli altri operai che erano al bar e che diceva le testuali parole: “Gesù è venuto ed è morto per perdonare i vostri peccati perché vi ama”. Quelle parole toccarono tanto la mia vita che in cuor mio dicevo: “Magari fosse vero”. Rimasi una decina di minuti ad ascoltare dopodiché salii su a cambiarmi… ma mentre mi preparavo udii con le mie orecchie una voce che mi disse: “Vai in Via Cesare Lombroso”. Mi chiedevo cosa dovevo fare in quel posto dove abitualmente andavo a fumare di nascosto… non so perché, ma appena finii di vestirmi scesi ed iniziai ad andare in tale direzione con tanta ansia ed inquietudine nel cuore per ciò che mi era appena capitato. Vidi in lontananza due persone e avvicinandomi un pò a loro sentii uno che invitava l’altro ad una riunione la sera stessa in una casa vicina: “Vieni perché Gesù ti ama”. A quelle parole mi sentii così sporco e così peccatore che dovetti spegnere la sigaretta che stavo fumando e buttarla via. Quell’uomo si voltò verso di me e mi chiese se volevo pregare. Io risposi di si e lui iniziò a pregare affinché il Signore mi perdonasse e mi salvasse. Scoppiai in un pianto a dirotto e sentii la presenza de Dio così forte nella mia vita da non potermi contenere.

Una nuova vita
Adesso sentivo la gioia nel mio cuore, mi sentivo pulito come non lo ero mai stato... avevo finalmente realizzato che Gesù mi amava! Ormai ero una nuova persona, ero totalmente cambiato. La prima cosa che dissi quando tornai a casa fu: “Il Signore mi ha salvato mamma!!”, e per mesi continuai ad annunciare questa nuova e meravigliosa realtà anche nella mia fabbrica dove mi prendevano per pazzo. Fu un periodo stupendo per me in cui nacque una meravigliosa amicizia cristiana con un fratello, Renato Mottola, col quale potevo liberamente parlare di tutte le mie esperienze e sensazioni. Una serata, di ritorno dal luogo dove svolgevamo il culto al Signore, io e il mio amico ci fermammo a pregare su una panchina... quella sera il Signore mi battezzò nello Spirito Santo. La mia vita ormai la ritrovavo solo lì nella comunità… a casa tutto era cambiato, per mio padre io non esistevo più, ero morto… quelle parole mi ferivano così tanto perché mi sentivo un orfano e solo lì nella chiesa ritrovavo la famiglia che sentivo di non avere a casa mia.

Il ritorno a scuola
La voglia di conoscere sempre di più dalla Parola di Dio e di leggere la Bibbia alla fine mi portarono ad una decisione che non avrei mai pensato possibile: riprendere la scuola. Così iniziai a frequentare i corsi serali mentre di giorno lavoravo… così fu per ben nove anni. Una volta diplomato decisi di partire per l’università… ma qualcosa cambiò ulteriormente: non solo la mia famiglia era andata in crisi ma anche la mia stessa chiesa affrontava un brutto periodo. La situazione in comunità mi spiazzò del tutto… da oltre centocinquanta membri, la comunità si era ridotta a trenta membri e tutto ciò mi aveva terribilmente disorientato: non sentivo la terra sotto i piedi. Ormai prossimo alla laurea decisi di far domanda in Accademia militare con il dubbio nel cuore, perché non sapevo se quella era la volontà del Signore… tuttavia ancora una volta le cose andarono diversamente: una sera, di ritorno dai corsi, avvicinandomi alla mia chiesa udii cantare un cantico… quel cantico mi fece scoppiare in lacrime ed una voce mi disse: “Dove vai? Questa è casa tua!”. Non potevo abbandonare la mia casa, ma dovevo lottare ed affrontare le difficoltà insieme alla mia “famiglia cristiana”. Così decisi di non partire e di restare lì nella mia comunità, tuttavia nel mio cuore sorgeva una domanda: “Possibile che la vita cristiana sia tutta qui?”. Di certo non potevo lamentarmi, servivo il Signore in chiesa, ero diventato caporeparto nella mia fabbrica, ormai stavo per riscattarmi a livello culturale.

L’Istituto biblico
Tuttavia un giorno, proprio mentre stavo frequentando l’ennesimo corso all’università, una voce mi disse: “Ma cosa ci fai qui? E tu non avevi detto di volermi servire?”. Adesso avevo capito tutto, quel riscatto sociale che avevo tanto desiderato da bambino e che stavo per ottenere aveva preso la priorità sul Signore. Dovetti chiederGli perdono. Nel giro di due mesi mi licenziai, lasciai gli studi a tre mesi dalla laurea e feci così domanda per entrare all’Istituto Biblico (un istituto scolastico dove si studiano varie materie bibliche). Avevo grossomodo ventisette anni. Andai a casa e diedi la notizia a mio padre ormai disoccupato e lui, stranamente, mi disse di fare quello che volevo perché ormai ero un uomo. La mia domanda fu accettata e così mi recai a Roma per frequentare gli studi alla Scuola Biblica. Non avrei mai pensato di ricevere la chiamata ad essere pastore ne di stare dietro un pulpito a predicare e invece il Signore mi ha chiamato al Suo servizio.

L’Amore
Mi trovavo lì all’Istituo Biblico Italiano, in un periodo di grande concentrazione spirituale… un giorno notai una ragazza, una ragazza che quando incrociava il mio volto mi faceva stare bene. Bhe… quella ragazza, dopo un anno e tre mesi diventò mia moglie.

La Malattia
Inizialemete dividevo la vita pastorale con quella lavorativa, anche perché col tempo mi ero creato una famiglia ed avevo anche due bambini. Col passare del tempo io e mia moglie maturammo la scelta di servire il Signore a tempo pieno. Un giorno però mia moglie si sveglia e non ci vede più. La diagnosi: sclerosi multipla. Tutto ciò fu una catastrofe per la mia famiglia… tuttavia la scelta fu irremovibile sia per me che per lei: “Se dobbiamo morire moriremo da vivi. Finchè avremo forze, noi con la nostra casa serviremo il Signore”. Non potete immaginare la gioia quando riportai mia moglie a casa viva con lo stupore dei medici che poterono solo esclamare: “È un miracolo!”. Il Signore ci ha sostenuto fin qui e non ci ha fatto mancare niente. Dopo otto anni anche mia madre accettò il Signore.

La riappacificazione
Un giorno mio padre si ammalò di tumore. Era il 31 dicembre di otto anni fa, quando il medico ci dice che papà non c’era più. Mia moglie in lacrime corse da mio padre ed iniziò a chiamarlo. Improvvisamente mio padre spalancò gli occhi e mia moglie gli chiese se voleva pregare. Lui rispose proprio con la sua voce: “Si voglio pregare”. Così ci riunimmo tutti intorno al suo letto a pregare e mio padre, dopo tanti anni, mi accarezzò. Quel gesto sciolse completamente il mio cuore e scoppiai in lacrime: stavo ritrovando mio padre ora che lui se ne stava per andare. Il giorno dopo il medico, che veniva a darci le condoglianze, stava quasi per morire d’infarto nel vedere mio padre vivo e vegeto nel suo letto. Quella settimana fu meravigliosa con mio padre… sentivo la nascita di un rapporto che non c’era mai stato tra noi e ogni sera, mio padre, voleva pregare solo con me. Il 14 gennaio mio padre se ne andò col Signore mentre io gli tenevo la mano e pregavo per lui. Questa per me fu un esperienza estremamente meravigliosa perché il Signore mi aveva dato un padre proprio nel momento in cui se ne stava andando.

La Speranza
Il Signore ha fatto tanto nella mia vita… ma una cosa sò: la mia conversione non è ancora giunta alla fine e che solo un giorno quando sarò in celo con Dio per tutta l’eternità potrò dire che la mia esperienza è veramente conclusa.

Pellegrino Caruso

5 commenti:

  1. In realtà hai qualche scheletro nell'armadio...sei sicuro che andrai in cielo? mah...

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    1. Una bellissima storia, vera. Grazie. Questa testimonianza mi ha molto incoraggiato.

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  2. Gloria a Dio per le sue meraviglie. ...il Signore ha sempre un piano per i suoi figli. ...Dio ti benedica.

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  3. Dio ti benedica e ti sostenga. Grazie per le tue parole.

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